‘Patrick al bar la sera del delitto'

IVREA.A che ora è morto Vincenzo Tavella? Il muratore ucciso con un colpo di pistola alla nuca il 6 luglio di un anno fa era stato trovato il giorno successivo. Non è ancora emersa, almeno per il momento, una interpretazione univoca. Forse poco dopo le 21, forse più tardi. Di certo non nel pomeriggio del 6 luglio.
Cosi, nell'udienza di mercoledi del processo che vede imputato Patrick Amione, 25 anni, ragazzo incensurato di Strambino, potrebbe assumere una particolare importanza la testimonianza di Massimiliano Bellu, frequentatore del bar 'La Suite" di Cerone.
Bellu, l'estate scorsa, stava trascorrendo un periodo difficile: si era lasciato da poco con la moglie e ai giudici, per giustificare i tanti (troppi, per la procura e il presidente del Tribunale) 'non ricordo", ha raccontato anche della sua lotta per vedere la figlia minore, in Spagna con la madre. Bellu era pure senz'auto e, nell'attesa che gli arrivasse la vettura nuova, usava la Ford Fiesta di Patrick Amione. L'andava a prendere in bici, la mattina, e la sera la restituiva. La sera del 6 luglio, appunto, fece come sempre e andò a 'La Suite". Vide Patrick, ricorda anche un ragazzo che si era tuffato vestito in piscina (Toni Cirfera, ora in Svizzera, atteso in aula da tre udienze per essere sentito dalla corte) e l'aria pesante dei giorni successivi, tanto che gli fu detto di tenersi pure l'auto fino a quando ne avrebbe avuto bisogno. Per la cronaca, una sera andarono i carabinieri da Bellu e sequestrarono la Ford Fiesta, l'auto usata da Patrick, secondo la procura, per raggiungere la casa di Tavella e ucciderlo.
Insomma la sera del 6 luglio, Massimiliano Bellu vide Patrick allontanarsi con l'auto. «Disse che andava a prendere le sigarette - ha detto Bellu - e io mi feci portare un pacchetto di Chesterfield». Patrick tornò dopo un po', con le sigarette. Ma che ora era? Ecco, sull'ora non c'è chiarezza. Bellu, alla Corte, ha consegnato pochi ricordi, tanto che il pubblico ministero Elena Daloiso ha chiesto la trasmissione degli atti per procedere con l'accusa di falso.
L'ultima persona ad aver parlato con Vincenzo Tavella al telefono è Sonia Quaccia. Avrebbero dovuto incontrarsi, ma c'erano stati contrattempi e quando Sonia Quaccia si è liberata ha provato a richiamare Enzo, ma a quelle quattro telefonate non c'è stata risposta. Per la procura, Vincenzo era già morto. Spunta sulla scena, però, un'altra persona (già convocata per la prossima udienza). E' un uomo che, a quanto raccontato da Quaccia, doveva dei soldi a Tavella e lei stessa, sollecitata da Vincenzo, gli aveva inviato nei giorni precedenti un messaggio sul cellulare per ricordargli di saldare il debito. La sera del delitto Quaccia lo chiamò per sapere se la questione con Tavella era stata risolta. Ma non solo. Caterina Vavalà, moglie separata di Tavella, ha invece raccontato ai giudici di un'altra telefonata riferitale da Sonia Quaccia il giorno del funerale di Vincenzo. «Mi disse - ha sottolineato - che a mezzanotte aveva ricevuto una chiamata di un uomo che le chiedeva se dovesse andare a casa di Tavella». La telefonata di mezzanotte è una novità. E alla prossima udienza - venerdi 10 - saranno sentiti anche i carabinieri che si sono occupati dei tabulati.
Francesco Ferro e Veronica Pejla, invece, ex soci di Amione al bar 'La Suite", si sono avvalsi della facoltà di non rispondere in quanto indagati. (ri.co.)