‘Luci nordiche' di Brunod

Sono relativamente pochi i dischi di Maurizio Brunod dedicati alla sola chitarra.
Il chitarrista jazz eporediese, avviato a farsi notare e apprezzare come uno dei 'grandi" del suo strumento a livello europeo, ha suonato molto spesso con illustri colleghi. Naturalmente con gli Enten Eller, il gruppo di cui è stato co-fondatore, ma anche con Dac'corda di Claudio Lodati, suo riconosciuto maestro, Tim Berne, Alexander Balanescu, Antonello Salis, Achille Succi, Calixto Oviedo, John Pineiro, Giovanni Maier, Enzo Favata e tanti altri. La sua venticinquennale carriera da professionista lo ha portato a suonare in Italia ovviamente, ma anche in Russia, Cuba, Francia, Norvegia, Svizzera, Slovenia e altri paesi. Ogni tanto si concede una sosta solistica quasi a raccogliersi in se stesso in modo intimo e intriso di riflessione. Lo ha fatto recentemente con un nuovo CD: Maurizio Brunod, Northern Lights, etichetta Caligola, n. 2117, che lui stesso definisce 'Il migliore e maturo disco" solo 'che abbia mai fatto". Ed ha ragione Maurizio per le emozioni che prova e provoca in chi lo ascolta.
Sono 10 composizioni in maggioranza sue, salvo tre di M. Davis, G. Pazos, B. Alteraugh, che regalano atmosfere raffinate e squisite. La sua è musica, buona musica che lambisce i confini dell'improvvisazione tipica del jazz. Del resto si sa che il jazz è una musica dalle frontiere non definite e comunque sempre aperte. Brunod con le sue chitarre (elettrica, classica, acustica) e una diavoleria elettronica per effetti singolari che si chiama 'live sampling" sa trasformare sonorità, timbri, ritmi diversi in un mondo musicale originale, sorretto da una tecnica strumentale sopraffina. Forse il titolo del CD 'Luci nordiche" richiama, supportato da splendide foto in copertina di Luca D'Agostino, queste lievi e, appunto, nordiche atmosfere.

Sergio Giolito