Governo ko, slitta la riforma Gelmini


ROMA. Slitta a martedi il voto finale e degli emendamenti ancora in discussione della riforma Gelmini. Quella di ieri è stata un'altra giornata nera per il ministro dell'Istruzione e per la maggioranza.
Che eppure era iniziata sotto ben altri auspici, con la prospettiva cioè di approvare in poche ore il provvedimento della contestatissima riforma universitaria. Ma cosi non è stato. La maggioranza è stata battuta ancora (dopo i due ko subiti mercoledi) nella votazione di un emendamento alla Camera proposto da Futuro e Libertà. Un boato dagli scranni delle opposizioni, Gelmini stravolta dalla tensione e confusa, tanto che sbaglia e vota anch'ella con l'opposizione, insieme con il collega Angiolino Alfano. Immediatamente chiedono la rettifica del voto, ma nella sostanza nulla cambia.
Il campanello d'allarme suona un'altra volta, il sorriso dell'ottimismo con cui Gelmini al mattino - intervistata da Belpietro a Mattino Cinque - aveva annunciato che ogni problema di copertura era stato risolto, si spegne in un attimo: «E' stato approvato un emendamento di scarco rilievo. Finché Fli - si sfoga - su un emendamento non significativo marca una differenza, questo rientra nella tecnica parlamentare. Mi auguro - ha proseguito - che non accada che vengano votati emendamenti il cui contenuto stravolga il senso della riforma perché come ministro mi vedrei costretta a ritirarla». E anche se il Pdl per l'intera giornata ha fatto sapere che la strada è tracciata e si va avanti, l'incubo che Fli, Pd, e gli altri partiti di opposizione, smontino pezzo per pezzo la riforma, comincia a materializzarsi davanti agli occhi del ministro, che ha lasciato la Camera molto nervosa. Non prima però di aver affrontato i finiani ai quali ha consegnato gli emendamenti blindati del governo «su cui non fare scherzi». Il timore di imboscate è reale, ma Fli prenderà in considerazione le istanze del ministro? I dubbi sono tanti, e le prospettive poco incoraggianti. Martedi si comincerà infatti con un passaggio assai rischioso, cioè l'emendamento «anti-parentopoli» dell'Idv all'articolo 17. La proposta di modifica prevede che ai concorsi non possano partecipare coloro che abbiano un grado di parentela fino al terzo grado compreso, con un professore appartenente alla stessa università. Con l'Idv voteranno Fli e anche Lega. Governo in difficoltà, anche se il Pdl sta cercando una difficile sintesi per mettere tutti d'accordo.
Intanto Dario Franceschini capogruppo del Pd avverte che «i numeri per la sfiducia ci sono, si tratta solo di verificare la volontà politica di far cadere il governo», Fabrizio Cicchitto capogruppo del Pdl replica che «la maggioranza non è in balia di nessuno. La verifica vera sull'esistenza o meno della maggioranza ci sarà il 14 dicembre». Ma il Pd insiste: «Il governo faccia un passo indietro, si fermi - dice Francesca Puglisi, responsabile scuola del Pd - siamo preoccupati per lo stato di forte tensione del Paese».

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Paolo Carletti