Auricolari e iPod durante la lezione
CUORGNE'. «Sono tanti anni che insegno e di episodi ‘singolari', a scuola, ne ho vissuti a bizzeffe. Ma l'ultimo, per le modalità, e anche per la conclusione amara, ha davvero superato gli altri». Roberto Piana ha 58 anni. Da dieci è docente di Educazione Fisica al '25 Aprile" di Cuorgnè dopo essere stato a lungo professore alla media di Bosconero, succursale della 'Gozzano" di Rivarolo. Un percorso esemplare, dal punto di vista professionale. Nessuna ricerca della ‘vetrina', anzi. Discrezione e lavoro. E un grande amore per i ‘suoi' ragazzi. Ma ci sono limiti che non possono essere superati.
La ragazza che nell'orario del professor Piana si è presentata con tanto di auricolari ed iPod, senza curarsi di toglerseli quando il docente le ha rivolto la parola, era arrivata all'istituto cuorgnatese da una scuola di Torino (dove si era ritirata) e grazie ad un nulla osta aveva potuto iscriversi al '25 Aprile".
«Era la prima volta che la incontravo - confida Piana -. Alla mia materia non era interessata e questo, per mille ragioni, può accadere. Ma è l'atteggiamento che ha adottata ad una mia semplice richiesta che mi ha indisposto. In una conversazione a due, se c'è un interlocutore che ascolta musica con degli auricolari non c'è possibilità d'interazione. E' irriguardoso nei confronti di chi ti sta rivolgendo la parola, mette a disagio, crea ed alimenta una distanza».
Auricolari ed iPod, come scritto nella lettera, sono finiti in un cassetto del preside. E il giorno successivo è stata la madre ad accompagnare la figlia a scuola lamentando d'averla iscritta in un lager e firmando la pratica per il ritiro. «L'irresponsabilità sta aumentando, e lo dico a malincuore, mi creda - aggiunge Piana -. Molte volte, ragazzi richiamati non si rendono neppure conto di ciò che hanno fatto e se ne stupiscono. Paradossalmente, vale di più il giudizio del gruppo che una punizione o la ‘minaccia' di una sospensione. Faccio un esempio. Noi, un'ora all'anno, raccogliamo i rifiuti abbandonati per cercare di sensibilizzare i ragazzi ad una maggior attenzione nei confronti dell'ambiente. Beh, c'è chi solleva obiezioni, del tipo 'Ma perchè lo devo fare visto che non ho sporcato...". Il messaggio che se c'è un compagno che abbandona un rifiuto si è tutti responsabili, e che sul gesto c'è una valutazione negativa magari la volta dopo non lo farà più, stenta a passare. Vorrei venisse da noi dopo un intervallo. C'è di tutto e di più, disseminato ovunque».
Ma il '25 Aprile" è anche l'istituto delle eccellenze, dei concorsi vinti, degli studenti premiati, degli allievi che spendono parte del loro tempio libero nel volontariato. «Proprio per fornire maggiori strumenti di conoscenza e di partecipazione - conferma il preside, Federico Morgando -, i ragazzi da anni partecipano ad attività che hanno valenza formativa ma anche sociale e i risultati sono ottimi. Ricordo la campagna di educazione alla salute e alla donazione del sangue. Penso ai progetti sulla legalità che da anni coinvolgono le nostre classi con le forze dell'ordine anche per la prevenzione all'uso delle droghe. E che dire delle campagne contro il bullismo e il disagio giovanile. E ancora la presenza di un centro di consulenza con lo psicologo a scuola, i frequenti scambi con associazioni ed enti locali del territorio, i progetti con aiuto e tutoraggio a favore dei compagni diversamente abili».
Sull'episodio denunciato dal professor Piana, il dirigente scolastico è piuttosto esplicito. «Il telefonino ritirato o l'mp3 portato in presidenza, per essere poi restituito al termine delle lezioni o consegnato ai genitori, è un fenomeno presente in tutte le scuole e non solo alle superiori (avviene anche alle medie) - rimarca Morgando -. Il fatto che il problema sia stato disciplinato a livello ministeriale è la prova di un comportamento ormai ampiamente diffuso. Nel nostro regolamento di istituto è previsto, in accordo con i genitori e gli studenti, come principio generale, che il telefonino, l'mp3, il palmare o altro restino spenti e in cartella. E' chiaro che non sempre le norme vengono rispettate».
«In termini più generali - conclude Morgando -, la riflessione che scaturisce è la sempre maggiore difficoltà per la scuola nel fornire e rendere interessanti modelli diversi da quelli della società proposta dai media, di un facile successo derivante spesso non dal merito e dal sacrificio ma piuttosto dalla avvenenza fisica o da coincidenze più o meno fortuite e, a volte, da un uso disinvolto e adattato delle regole».
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Mauro Michelotti