Ospedali divisi in tre tipi e raggruppati
IVREA.Per la Rete ospedaliera piemontese, la giunta regionale ha fissato le proprie linee-guida: «In coerenza coi flussi di mobilità storicamente osservati, vanno creati gruppi di ospedali che possono essere accorpati in ASO, al cui interno si distinguono ospedali di riferimento (di alta specialità per il gruppo), ospedali cardine (nodi fondamentali del gruppo) e ospedali di contiguità (antenne a presidio di territori complessi dal punto di vista geomorfologico e/o delle vie di comunicazione). Ogni gruppo di ospedali ha potenzialità per essere esaustivo nel trattare la quasi totalità dei problemi di salute della collettività sul suo territorio gravitazionale, ad esclusione di alcune problematiche di rilievo regionale, concentrate in punti unici o pochi punti della rete di offerta».
L'organizzazione interna alle ASO si sviluppa per dipartimenti orizzontali chiamati ‘interstabilimento ospedaliero', che si appoggia su una classe di «operations managers/dirigenti sanitari, capaci di imprimere il cambiamento nella gestione operativa da cui recuperare importanti efficienze produttive, ottimizzare i consumi».
A ogni gruppo ospedaliero corrisponde una o al massimo due ASL, per ricomporre l'unitarietà della programmazione sanitaria sui diversi territori regionali. Il coordinamento dei privati avviene con accordi/contratti di ASL rispetto alle strutture insistenti sul territorio di ciascuna di esse. Si propone di creare un apposito tavolo-cabina di regia per ogni Asl attorno a cui stabilire la programmazione tra ASO, privati e strutture parificate. (g.a.)