Duello sulla legge elettorale
ROMA.Legge elettorale, si comincia dal Senato. Il primo punto nella battaglia con Gianfranco Fini se lo aggiudica Renato Schifani che dopo le sollecitazioni della Camera ha risposto negativamente. «E' opportuno che l'esame dei disegni di legge già incardinati nella commissione Affari Costituzionali prosegua nella stessa sede», si legge nella missiva della presidenza del Senato.
Una risposta che Fini giudica ineccepibile sul piano formale ma ritiene che «difficilmente in quella sede la legge possa andare avanti». Accusato dal Pdl di «giocare la partita da leader politico» e non da presidente di un'istituzione, Fini ha ceduto per evitare di esporsi troppo. Schifani dice comunque di aver avuto rassicurazioni dal presidente della commissione Carlo Vizzini, che conferma: «Lavoreremo con impegno e senza indugi».
Camera o Senato, sono i numeri dei finiani a fare la differenza. Se a Montecitorio una maggioranza disponibile a cambiare la legge elettorale sembra solida, la stessa cosa non si può dire nell'altro ramo del parlamento dove Pdl e Lega sono autosufficienti. Proprio in commissione Affari Costituzionali però le forze in campo si equivalgono e dunque per Fli che con l'opposizione e i centristi raggiunge 13 commissari la partita per ora resta aperta. «L'insistenza con cui il Senato ha voluto calendarizzare il dibattito mi conforta - afferma Casini - vuol dire che è avvertita da tutti l'esigenza di superare l'attuale legge e restituire lo scettro per la scelta dei parlamentari ai cittadini». Ma i più agguerriti in difesa del 'porcellum" sono i leghisti che non ritengono una priorità cambiarlo: «È solo un pretesto per fare un nuovo governo - accusa il ministro Maroni - i partiti hanno posizioni diverse». L'intesa tra Pd, Udc e Fli secondo gli ambienti vicini ai tre leader Bersani Casini e Fini sarebbe già stata siglata, resta da discutere il modello. Partendo dal proporzionale tedesco sono spuntati dal cilindro degli esperti quello ungherese (un misto tra uninominale e proporzionale) e quello australiano (maggioritario a ad un turno con doppia preferenza). Obiettivo minimo: abolire il premio di maggioranza e reintrodurre le preferenze.