Pisanu: persone non degne nelle liste
ROMA. Alle ultime amministrative le liste sono state compilate con «eccessiva disinvoltura», e sono state candidate «persone che non sono certo degne di rappresentare nessuno». Il presidente dell'Antimafia, Beppe Pisanu, richiama i prefetti inadempienti: o ci fornite i dati sulle elezioni o vi farò una «convocazione forzata» in commissione.
La tirata d'orecchie del presidente dell'Antimafia arriva dopo che, nonostante i reiterati richiami, diversi prefetti non hanno ancora inviato a San Macuto i dati su candidature ed eletti delle ultime amministrative, impedendo di valutare i risultati dell'applicazione del Codice di autoregolamentazione fissato dall'Antimafia. Nelle prossime ore ad ogni prefettura verrà inviata una scheda in cui saranno indicate le caselle da riempire. La scheda sarà spedita anche al ministro dell'Interno. I prefetti avranno a disposizione una sola settimana per far avere i dati richiesti. In caso contrario, il presidente dell'Antimafia li convocherà uno per uno in commissione. «Se non arrivano le risposte vorrà dire che arriverete voi, signori prefetti, a spiegare in commisssione cosa è successo», ha detto Pisanu.
Quanti sono i politici indegni Pisanu non lo dice. «Il numero non è possibile farlo, non si conosce», spiega Walter Veltroni, componente dell'Antimafia. «Posso solo dire che le prefetture che non hanno risposto sono 30, per questo ho chiesto a Pisanu di rendere noti i nomi delle prefetture», aggiunge l'ex segretario del Pd. Da tempo sul caso sarebbe in corso un carteggio tra Pisanu e il titolare degli Interni, Roberto Maroni. E lo stesso Maroni avrebbe anticipato che dai dati ancora parziali in suo possesso risulterebbe che molte persone sono state elette pur avendo dei requisiti non in regola con quelli fissati dalla commissione Antimafia. L'attendismo dei prefetti, oltre ad essere un danno nella battaglia per la legalità, è per Veltroni «al limite dell'incidente istituzionale».
Ad oggi 5 prefetture hanno totalmente omesso di fornire i dati: Agrigento, Mantova, Messina, Catania e Bolzano. Le altre 25, tra le quali Milano, Terni, Isernia, Bergamo Latina e Enna, hanno trasmesso dati insufficienti.
L'ultimatum di Pisanu è stato condiviso da tutta la commissione. «Pisanu ha ragione, pur avendo detto le stesse cose in agosto ho subito attacchi feroci in Senato», ricorda il finiano Fabio Granata. Per il vicepresidente dell'Antimafia «nel denunciare l'inaccettabile e indegno livello di infiltrazione di gente indegna nei consigli regionali e comunali, Pisanu ha dato un segnale fortissimo alla politica nazionale». Granata chiede di «andare avanti ora nella completa individuazione dei nomi e della loro comunicazione al Parlamento e all'opinione pubblica». Per l'Italia dei valori siamo di fronte a un problema reale e grave e ora non più rinviabile, l'approvazione di una legge per il Parlamento pulito. «C'è un deficit di etica e di legalità nella politica italiana ma manca la volontà di rispondere al problema», ammette Massimo Donadi. Il capogruppo di Idv ricorda che in Parlamento giace da cinque anni una legge che prevede «due cose semplici: chi è stato condannato con sentenza passata in giudicato non può essere candidato e chi è stato rinviato a giudizio per reati gravi non può assumere incarichi di governo». D'accordo Claudio Fava, di Sinistra e libertà, che chiede regole per bonificare le liste.