Gli azzurri temono il terreno

FIRENZE.Italia-Serbia è sicuramente una partita importante e di grande fascino, per i sampdoriani e per i genoani però sarà anche qualcosa di più: l'occasione di vestire la maglia azzurra davanti ai propri tifosi. Per Cassano poi, la consacrazione da leader della nuova Italia nel suo stadio, nella città che lo ha portato lontano da errori ed eccessi. La grande incognita tuttavia è legata alle condizioni del terreno di gioco e lo fa capire chiaramente Pazzini candidato titolare azzurro domani: «Ci voleva la Nazionale per decidere di intervenire - esclama - Per due mesi abbiamo giocato su un campo allucinante. So che hanno finito ieri la rizollatura, vedremo domani in quali condizioni è. Certo che finora non stavamo in piedi, ogni volta che facevi uno scatto affondavi i primi tre passi, si alzavano zolle e sabbia, era difficile controllare il pallone. Un terreno che condizionava lo spettacolo e molto pericoloso per gli infortuni». Da Genova assicurano che la rizollatura è stata completata, e il prato sarà perfetto per la sfida di domani. Centoventimila euro di spesa per un mix di erbe, preferito all'idea della gramigna, che sconfigga i problemi e la leggenda metropolitana di uno strato di cemento sotto il manto che gli impedisce di drenare bene: l'avevano ribattezzato ‘La Cajenna'. Ora, assicura l'ingegner Adriano Anselmi, «l'erba è perfetta, il drenaggio anche». Si aspetta solo il controllo definitivo dei tecnici Uefa e Coni. Aspettando la sfida con la Serbia, il difensore del Genoa e della Nazionale Domenico Criscito preferisce esaltare l'aspetto positivo di Marassi: il calore del tifo, il clima infuocato come pochi altri stadi italiani sanno trasmettere.