«De Varine, risolvici i problemi»

IVREA.Sicuramente curioso l'inizio della visita eporediese di Hugues De Varineal quartiere Canton Vesco.
L'antropologo francese, tra i fondatatori del movimento 'Nuova museologia" che ha promosso il rinnovamento dell'istituzione museale attraverso la creazione degli ecomusei è a Ivrea per una tre giorni legata al percorso culturale per la realizzazione di un dossier sulle architetture olivettiane finalizzato all'ingresso nella tentative list per far parte dei patrimoni dell'Umanità tutelati dall'Unesco. Il percorso della candidatura per la tentative list rientra nel programma del Comitato per il Centenario della Olivetti, giunto al secondo anno di attività e promosso dalla Fondazione Olivetti, dal Comune di Ivrea e dal Politecnico di Milano. La tre giorni di De Varine è il penultimo incontro culturale fatto di seminari, incontri, tavoli di confronto e analisi dei luoghi.
Visita curiosa dell'antropologo francese, però dicevamo, a partire da quando, giunto in ritardo all'appuntamento con i residenti per essersi trattenuto con il gruppo di accompagnatori/ciceroni ad ammirare l'ex asilo (opera di Mario Ridolfi e Wolfgang Frankl, 1964), si è sentito rimproverare per l'attesa forzata e la conseguente defezione di alcuni tra i convenuti.
Invitati per lettera dal sindaco Carlo Della Pepaa collaborare per far conoscere all'illustre ospite 'nel miglior modo possibile" il loro quartiere e le proprie opinioni sul patrimonio architettonico moderno in cui risiedono, gli abitanti hanno fatto del proprio meglio per esprimere le proprie sensazioni e trasmettergli i loro ricordi. Compresi coloro i quali avevano inteso che De Varine fosse un architetto a cui raccontare problemi e disagi del quartiere e dei suoi edifici, in quanto invitato dal sindaco per cercare di risolverli. Detto, fatto. Perchè, come ovunque, i problemi non mancano.
Una signora, infatti, reclama a gran voce la presenza di sindaco Carlo Della Pepa e degli assessori e afferma che «dovrebbero vergognarsi per le condizioni in cui versa questo luogo e per il loro far nulla per migliorarlo", elencando i problemi con cui in molti sono costretti a confrontarsi. Erico Luisettoindica la file di garage: «Qui abbiamo eternit dappertutto, sui garage, sui cornicioni interni delle case. L'esperto dell'Ufficio Tecnico, tempo fa, durante una ispezione, mi disse che solo quello dei garage, per le sue pessime condizioni, potrebbe rivelarsi pericoloso. Sinceramente, non mi parve una constatazione rassicurante».
Altri indicano il parco giochi li vicino: «Oggi, su quattro lampioni per l'illuminazione tre sono sprovvisti di lampade e calotta - mostra Raffaele Alfieri, residente nel quartiere dal 1973, quando aveva sette anni -. Un tempo questo era un luogo bellissimo, noi bambini giocavamo in quello che era un parco giochi curatissimo circondato dagli edifici di abitazione dalle cui finestre i genitori potevano vederci e vigilare sui nostri passatempi». E ancora: «Si era tutti una specie di grande famiglia e il quartiere potrebbe raccontare belle storie di amicizia e integrazione per cui oggi, forse, mancherebbero i presupposti». Raffaele Alfieri, autore, recentemente, di ' '70 -'80" un libro di ricordi, una sorta di diario 'sociale" delle abitudini giovanili di quegli anni in quel quartiere, ha portato a De Varine il proprio bagaglio di ricordi, mostrandogli, di Canton Vesco, gli angoli ancora rimasti intatti delle architetture di un tempo e, soprattutto, gli spazi comuni per cui i residenti avevano un tempo maggiore cura e attenzione.
Hugues De Varine ascolta tutti, sorride interessato a quanto gli traduce l'interprete accumulando materiale per le sue ricerche soprattutto etnoantropologiche.
L'architetto Patrizia Bonifazio, che lo accompagna, sollecita gli interventi e li indirizza a tradurre le critiche in considerazioni costruttive e in indicazioni che in futuro l'amministrazione potrà seguire per impostare un utile confronto, che possa rivelarsi positivo per tutti. «Sono venuto ad abitare qui quindicenne - aggiunge Luisetto rivolto a De Varine - Olivetti mi ha dato un'istruzione, un lavoro, una casa, una cultura. E mi fa indignare che questo quartiere, che dovrebbe essere un quartiere gioiello addirittura inserito in un contesto museale che accanto all'architettura vuole rappresentare un percorso sociale, sia tenuto malissimo, privo di quella manutenzione a cui non possono certamente provvedere i soli residenti».
Un inizio interessante e certamente 'partecipato" per la visita di De Varine che sicuramente si arricchirà di altre informazioni e di altri interventi che gli consentiranno di tracciare un quadro sicuramente vivace della realtà che gli si è rivelata.

Franco Farnè /