De Varine sulle tracce di Olivetti

IVREA. L'occasione è ghiotta. Hugues De Varine, professore, antropologo e museologo francese è qui, in città, per una intensa tre giorni. Settantacinque anni, protagonista del movimento della nuova museologia, l'anziano professore dirà la sua e si confronterà con la comunità che abita le architetture olivettiane. Si tratta di una visita studio importante.
Importante perchè rientra nel percorso impostato dal Comitato Nazionale Olivetti per portare all'attenzione dell'Unesco il sistema delle architetture olivettiane. La visita di De Varine è una tre giorni di studio. Per questo l'antropologo vuole incontrare le persone che abitano le architetture olivettiane per poter conoscere com'è oggi la città e quale il rapporto con la memoria dei luoghi. E' un passaggio indispensabile, quello del rapporto con la comunità, per arrivare alla preparazione del dossier finalizzato all'ingresso nella tentative list dei patrimoni che ambiscono al riconoscimento dell'Unesco.
E dopo la visita dell'antropologo, e il seminario del 22 ottobre, il lavoro rischia di subire una battuta di arresto. I fondi non sono molti e le riduzioni ministeriali si fanno sentire anche sul Comitato Nazionale, al suo secondo anno di attività. «L'incontro con De Varine - dice Laura Olivetti, presidente del Comitato Nazionale Olivetti e della Fondazione Olivetti - è il penultimo di questo ciclo. Noi confidiamo che i fondi si possano reperire, ma il passo successivo è la compilazione del dossier che, ovviamente, richiede delle spese. Come Comitato abbiamo voluto impostare un progetto per la Ivrea del futuro, un progetto importante per la valorizzazione di una comunità. Confidiamo nell'attenzione delle istituzioni e nell'interesse dei cittadini. Invito personalmente ognuno a sostenere questa attività del Comitato in questo sforzo per la comunità». Carlo Della Pepa, il sindaco, ha scritto una lettera a tutti i residenti nelle 'case olivettiane" invitandoli a confrontarsi con De Varine e ricordando lo sforzo di Comitato, Comune, Fondazione Olivetti e Politecnico di Milano in questa fase di studio, analisi ed elaborazione del progetto. Della Pepa non nega la carenza di fondi, ma osserva: «La compilazione del dossier per l'ingresso nella tentative list è per noi un obiettivo strategico e certamente sarà perseguito. Abbiamo costruito un percorso importante per la conoscenza della comunità e la valorizzazione del suo patrimonio e andremo avanti per questa strada». Certo, le difficoltà ci sono e lo stato di degrado di certe strutture olivettiane di grande pregio è sotto gli occhi di tutti. «E' un patrimonio - sottolinea il sindaco - molto grande, frammentato da un lato tra moltissimi proprietari e, dall'altro, da fondi e grandi aziende immobiliare. E questo porta a problemi complessi per quanto riguarda la manutenzione». Già, ma per Patrizia Bonifazio, architetto, responsabile scientifico del Comitato Nazionale Olivetti, la frammentazione tra una miriade di proprietari (1270, per la precisione) non è un problema. L'architetto Bonifazio esamina la questione da un altro punto di vista, senza dubbio affascinate. E parla dell'approccio e della filosofia che sta dietro alla candidatura Unesco, una sorta di occasione straordinaria per far riflettere una comunità su se stessa e sul proprio valore, trasformarsi in valenza universale e decidere, insieme, cosa voler essere per il futuro, come conservarsi e come svilupparsi. Una filosofia che parte dai luoghi per estendersi a tutti gli aspetti di una città. Una sfida. (ri.co.)