Confindustria: la ripresa frena, allarme occupazione

ROMA.La ripresa «perde slancio». L'Italia «è uno dei Paesi che rallenta di piu», avverte la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Che rilancia il monito a «mettere mano alle riforme che questo Paese ha per tanto tempo lasciato da parte»; e dice di aver scritto «a tutti i sindacati e le associazioni di imprese» per invitarli ad un tavolo dove definire proposte condivise da presentare al governo.
Per Confindustria parlano le cifre: sul tavolo l'analisi del centro studi che ha confermato la stima di crescita per quest'anno (Pil +1,2%) e tagliato al +1,3% (dal +1,6%) la previsione per il 2011. Con un nuovo allarme per l'evasione fiscale («cifre sbalorditive») e sul fronte del lavoro: «L'occupazione non ripartirà prima dell'anno prossimo», e «il 2010 si chiuderà con 480mila persone occupate in meno rispetto al 2008». Vuol dire altri 30mila posti a rischio, dopo 450mila già registrati in rosso nel saldo a fine giugno. Il tasso di disoccupazione è previsto in aumento al 9,1% a fine 2011.
In questo contesto «il governo ha il diritto ma anche il dovere di governare», dice la leader degli industriali: «Andare a elezioni ora sarebbe inaccettabile». Ma l'esecutivo deve «concentrarsi su economia, crescita e occupazione». E' un fronte su cui si rafforza la sintonia con il ministro dell' Economia: «Il governo sta cominciando a muoversi su questi temi. Gli otto punti di Tremonti noi li condividiamo», dice Emma Marcegaglia. A Tremonti riconosce anche il merito di aver tenuto ferma la linea del rigore sui conti pubblici. Ora «al rigore bisogna aggiungere tutto quello che serve per tornare a crescere e fare nuova occupazione». Cosi anche la nomina del ministro dello Sviluppo economico (a oltre quattro mesi dalle dimissioni di Claudio Scajola) «va fatta subito».
Nello scenario economico tracciato dal direttore del centro studi di via dell'Astronomia Luca Paolazzi con il rapporto di autunno, «la ripresa è frenata», riaffiora un «rischio declino», l'Italia non tornerà prima del 2013 ai livelli medi del 2007, quando è esplosa la crisi. Ed è una «Italia più povera in assoluto, e ancor più in rapporto agli altri Paesi avanzati». La sintesi è comunque di «prudente ottimismo», perchè «i rischi al ribasso sono bilanciati da possibili sorprese positive», e perchè lo scenario economico e «più confuso e incerto», anche a causa dei «nodi strutturali non sciolti». Serve «uno scatto di reni nelle riforme».
Bene export e investimenti, ma i consumi stagnano, le famiglie non spendono perchè il reddito reale scende e pesano difficoltà e timori per il lavoro. Un focus sul fronte del fisco: il CsC stima che il sommerso «è bruscamente accelerato nel 2009», supera il 20% del Pil, e al Sud è il doppio del Nord. Cosi il valore dell'evasione fiscale sale a livelli «molto superiori ai 125 miliardi» stimati lo scorso giugno, e la pressione fiscale effettiva a un livello «ben sopra il 54%», molto più del 43,2% dei dati ufficiali.