«Nel carcere ignorata la legge sulla sicurezza»
IVREA.«Nel carcere di Ivrea non viene applicata la normativa sulla sicurezza». E' quanto denuncia Luca Massaria, delegato regionale dell'Organizzazione Sindacale Autonoma della Polizia Penitenziaria e lavoratore della Casa Circondariale. Le sue segnalazioni vanno ad aggiungersi a tante altre giunte, negli ultimi mesi, da diversi dipendenti della struttura penitenziaria.
«Il nuovo decreto legislativo numero 81 sulla sicurezza, che sostituisce la normativa 626, viene ignorato dalla direzione che non ha mai preso i dovuti provvedimenti - sostiene Massaria -. Gli esempi sono molteplici. Il carcere è inaccessibile per un diversamente abile, che desidera incontrare il proprio parente detenuto, a causa della presenza delle scale. Chi è in carrozzina entra nella struttura dalla porta carraia, alle stesso modo delle automobili e passa negli stessi corridoi dei detenuti. Negli anni, insomma, non si sono compiuti interventi per realizzare scivoli e altri accorgimenti, contemplati dalla legge».
«Ciò che preoccupa tutti - aggiunge Massaria - è poi l'ordine del Provveditore regionale di mettere tre brande, per tre reclusi, in una cella di otto metri quadrati. Una decisione, questa, che deriva dal continuo aumento delle persone che entrano in carcere. A Ivrea, in ogni singola cella, dovrebbe viverci un solo detenuto e non tre come oggi. Questo fatto fa si che quando la Polizia Penitenziaria entra in una cella non si trova per niente in una situazione di sicurezza. Va segnalato, inoltre, il pericoloso posizionamento delle brande, che pesano circa 70 chili ciascuna. Queste sono state attaccate al muro con moschettoni e catene, senza essere omologate. Se mai cadesse una branda, considerato il suo peso, potrebbe far male seriamente a chi si trova nelle vicinanze».
«La tipografia del carcere - prosegue Massaria - non è mai stata sottoposta a ispezioni, per verificare che tutto risponda alla normativa sulla sicurezza in luogo lavorativo. Lo stesso vale per la cucina detenuti, sezione collaboratori. A fronte di tutte queste gravi carenze io e i miei colleghi vorremmo che intervenisse la Procura della Repubblica, con dei tecnici che verifichino le violazioni alla legge. Questa situazione è a conoscenza dell'organo di vigilanza VISAG, al quale abbiamo inviato lettere di denuncia presso la sede di Torino e di Roma. Ma nessuno ci ha risposto».
Per Massaria è importante che non solo a chi competono gli interventi e i controlli in carcere sappia quale sia la situazione in cui sono costretti a vivere detenuti e dipendenti, ma si augura che pure le forze politiche locali e l'amministrazione eporediese dimostri sensibilità e si interessi, magari contattando i diretti interessati. Oggi la Casa Circondariale eporediese ospita 300 detenuti che devono scontare sia pene della durata di pochi mesi sia l'ergastolo. (g.a.)