«Quegli 82 milioni di euro»
IVREA.«Tra quegli ottantadue milioni di euro di rinuncia al credito c'è anche un pezzetto della mia storia e delle vicende di tante altre imprese del Canavese». Angelo Spiller, ai vertici di Ivrea Grafica, non ce la fa a non commentare i 'numeri" del fallimento Op Computer, chiuso nei giorni scorsi con un provvedimento del giudice dopo undici anni. L'azienda di Spiller è stata, per molto tempo, tra quelle fornitrici della Op Computer di Scarmagno. E anche nei suoi confronti, cosi come circa quattrocento aziende, il curatore fallimentare Giancarlo Guariniha avviato l'azione revocatoria. Un atto, quello, seppure previsto dalla legge a autorizzato dai giudici, che non è mai andato giù ad Angelo Spiller che, all'epoca, si mise alla guida di un gruppo di imprenditori locali per far sentire la propria voce su quanto fosse ingiusto quel provvedimento: «Era una legge che risaliva ai tempi del fascismo - osserva - e fu cambiata solo successivamente grazie all'onorevole Michele Vietti, oggi vicepresidente del Csm». In estrema sintesi, la legge sosteneva che i fornitori non avrebbero più dovuto lavorare con un'azienda ormai decotta, e destinata al fallimento. Ed è proprio qui che Spiller sottolinea: «Chi l'avrebbe mai pensato che Op Computer sarebbe fallita? Oggi è facile dire delle cose. Ma quindici anni fa? C'erano state diverse crisi e ristrutturazioni, in Olivetti, ma sembrava davvero un'azienda immortale. A Scarmagno c'erano tanti progetti industriali, c'era l'interesse della ex Gepi. Nessuno, sul territorio, credeva che sarebbe sparito tutto nell'arco di pochi anni». E invece andò proprio cosi. Angelo Spiller si oppose all'azione revocatoria e chiuse la vicenda con una transazione. Esattamente come fecero molti altri imprenditori. «Ecco perchè - commenta - leggo di quegli ottantadue milioni di euro di rinuncia al credito non posso non pensare al fatto che si tratta di una sconfitta. La maggior parte di quel denaro rappresenta fatture di aziende. Fatture per lavori eseguiti di importi poi chiesti indietro. E quante piccole imprese hanno ridotto drasticamente i posti di lavoro». (ri.co.)