DAL FUNERALE DEL PREDELLINO OMBRE NERE SULLA LEGISLATURA


Un divorzio? No, un funerale. Ieri da Mirabello l'uomo che un paio d'anni fa fondò con Berlusconi il nuovo partito di centrodestra, ha lasciato il suo socio solo sul predellino da cui orgogliosamente ne aveva annunciato la nascita. Certificando che quel progetto è morto e sepolto, perché ne sono venuti meno gli stessi fondamenti. O addirittura perché non ci sono mai stati: quando Fini accusa il suo socio di scambiare gli iscritti per sudditi, e la leadership per proprietà, sostiene in poche parole che manca il presupposto di base di ogni autentico partito. La democrazia interna. Cosi da ieri sera il Pdl nei fatti non c'è più: conseguenza logica di un partito nato non per integrazione, ma per aggregazione, attorno a una figura carismatica non a una classe dirigente condivisa, viziato fin dalle prime battute da un colossale equivoco tra interessi personali e interesse collettivo. E' mancato soltanto, nel discorso di Fini, l'annuncio formale della nascita di un nuovo partito. Ma nella pratica c'è già, e risponde a un disegno di cui già ieri sono state delineate le linee portanti: una forza democratica e liberale, laica ed europea. Quella destra moderna, che esiste in tutte le grandi democrazie occidentali, ma che in Italia non si è mai consolidata.
La domanda spontanea è quale sarà l'impatto sul governo. Nessun ribaltone, ha garantito ieri Fini. Ma è difficile credere che non ci saranno conseguenze traumatiche, dopo le sue pesanti accuse, e dopo quanto ha detto in materia di federalismo e di rapporti con la Lega. Non sarà il voto parlamentare sugli ormai famosi cinque punti del documento di Berlusconi a chiarire l'equivoco; semmai lo perpetuerà, perché un conto sono le enunciazioni generiche di principio, e tutt'altro la loro concretissima attuazione.
Ma la scadenza naturale della legislatura, nel 2013, da ieri risulta pura utopia: si andrà al voto anticipato, con scenari imprevedibili. E' assai difficile che tra questi rientri una santa alleanza anti-Arcore come quella proposta da Rosy Bindi: Fini per primo è consapevole dell'impatto che avrebbe sul suo elettorato di riferimento il fatto di presentarsi in uno schieramento che arrivi fino a Vendola. Il suo obiettivo, in realtà, mira oltre: far nascere un'alternativa di destra quando finirà la stagione di Berlusconi, cosi come Forza Italia a suo tempo si è proposta come alternativa alla Dc dopo la sua scomparsa. Deve distinguersi dal resto dello scenario politico, non confondersi dentro di esso in un'improbabile ammucchiata. Ma in questo contesto, chi è davvero alle strette da ieri è proprio il Cavaliere. Se non va alla rottura, si trova a dover contrattare giorno per giorno, voto per voto, la sopravvivenza di una maggioranza comunque ballerina. Se taglia il nodo, sa per primo di dover pagare un doppio tributo nell'urna: a nord a Bossi, al centro-sud a Fini e in parte pure a Casini. Per ora è li, da solo, sul predellino su cui l'ha lasciato il suo ex socio. In posizione visibile. Ma in equilibrio precario.

Francesco Jori