Lorenzo "quasi" mondiale ma la vera sfida è un'altra

Romagna, terra di motori ruggenti, salvaci dall'imminente colonizzazione ispanica. Misano Adriatico, ultima chiamata tricolore di un calendario imbastito sul dualismo Italia-Spagna (due le gare sul suolo nazionale, ben quattro più la portoghese Estoril a rappresentare la penisola iberica), ma che in quanto a risultati ha già virtualmente consegnato con largo anticipo ai sudditi di Re Juan Carlos tutte e tre le prestigiose corone iridate.
Pressoché impossibile, solo 20 anni fa, immaginare un simile scenario presente e futuro: anno 2010, piloti tedeschi e britannici, che pur hanno scritto la storia del Motomondiale, azzerati dalla griglia di partenza della MotoGp.
Difficile, pertanto, ipotizzare per domenica (il via alle 14) un deciso cambio di rotta nel Gran Premio dal nome più lungo della storia delle corse: San Marino e Riviera di Rimini, quasi a certificare la risonanza estiva internazionale del litorale romagnolo. Se non toccherà a Lorenzo, facile che sia il giorno buono di Pedrosae la Marcia Reale risuonerà nuovamente sino alla noia. L'unica via di fuga di una classe al top planetario ma che non tiene più i telespettatori incollati alle tv? La nuova entusiasmante sfida di Valentino Rossi, prossimo a un biennio da vivere in Ducati.
Scelta coraggiosa ma tanto logica da sembrare persino obbligata, annunciata strategicamente in un momento di stanca del Mondiale, con quel Jorge Lorenzo che spadroneggia a destra e a manca. La Rossa made in Italy e il Campionissimo nove volte iridato. Il massimo potenziale di casa nostra accorpato per far fronte allo strapotere di una scuola emergente, che ha trovato in Lorenzo quel leader che Pedrosa probabilmente non sarà mai. Se poi il Dottore dovesse fallire l'obiettivo di issarsi al vertice con la moto più cara agli italiani, la chance del debutto in Formula uno con la Ferrari alla soglia dei 34 anni (nel 2013, dunque) potrebbe farsi più concreta. Di Misano, in tempi di vacche magre, si prende quel che verrà.
A pochi chilometri dalla sua Tavullia, Valentino sa su che cosa può fare affidamento e su che cosa invece no. Il calore della sua gente non gli verrà meno, perché rientrando a tempo di record dal grave infortunio del Mugello, agli occhi degli appassionati il suo Mondiale 2010 Vale lo ha già vinto. Dovrà farsene una ragione se sulla M1 'clienti" di Spies(che lo sostituirà in Yamaha nel 2011) verranno montati materiali che lo scorso anno contribuivano alla conquista del nono titolo.
Se fosse un Rossi in piena efficienza fisica, motivato dalla conquista di un obiettivo concreto, potrebbe con un po' di mestiere fare il colpaccio a Misano, dove in fondo c'è una sola traiettoria utile e i sorpassi sono merce rara, magari favorito da un'apprezzabile qualifica. Duole riconoscere che l'obiettivo non è alla portata di questo Rossi, inteso come pacchetto moto-gomme-fisico-concentrazione. Anche se il Dottore di pagine leggendarie ne ha scritte in quantità industriale, giustificando quel cauto ottimismo che deriva da chi non ha nulla da perdere. Se poi ricorderà che qui Biaggiha fatto doppietta (a giugno, in Superbike) la colonizzazione ispanica potrebbe essere respinta.