«Basta con l'invasione dei cinghiali»
BORGOFRANCO.Il problema è serio. Annoso, cronico e di difficile risoluzione. L'invasione dei cinghiali è catastrofica. Basta chiederlo agli agricoltori di Borgofranco che da tempo devono fare i conti con branchi di ungulati che devastano i campi di mais. Per chi non avesse mai visto di cosa è capace un cinghiale, basti pensare a quello che fa un aratro. E' la stessa cosa. L'animale con le lunghe zanne rivolta il terreno, ne scopre le zolle e divora avidamente tuberi, radici delle piante, insetti, invertebrati, piccoli animali, ghiande e castagne. Sempre più spesso i cinghiali scendono a valle, dopo aver devastato gli alpeggi, causando danni anche agli allevatori di bovine e capre e, nell'attraversare la strada la notte costituiscono un pericolo per gli automobilisti.
Una piaga aperta. Lo conferma il sindaco di Borgofranco Fausto Francisca: «E' un problema che ci tocca da vicino - afferma -. Sono cosi numerosi che invadono i campi a decine. Un agricoltore, giorni fa, mi raccontava di averne contati undici in una sola notte. Gli abbattimenti programmati dall'assessorato all'Agricoltura delle Provincia non riescono ormai a contenere il fenomeno, con il risultato che i cinghiali provocano danni ingenti e costituiscono un pericolo anche per i residenti nel paese. Ho più volte inoltrato solleciti. Se non si procede all'abbattimento di un maggior numero di capi, il problema diverrà ingestibile nel giro di pochi anni». L'architetto Sabrina Noro, sindaco di Settimo Vittone racconta di un fenomeno, che per quanto riguarda il territorio che amministra, è di impatto: «Nel mese di agosto ha riguardato la fascia alta della montagna dove ci sono gli alpeggi comunali. E' assodato che la presenza dei cinghiali rappresenta un problema, ma credo che non esista una soluzione definitiva». Elena Parisio, sindaco di Quassolo, evidenzia che anche nel suo Comune, le scorrerie rappresentano un grave problema soprattutto nei pascoli montali e nei campi a valle. «Costruire recinzioni come sta facendo il comune di Tavagnasco, non credo serva a risolvere il fenomeno. Semmai lo sposta. Se non si procede ad una campagna di abbattimenti più ampia e drastica non credo che si risolverà molto. I capi sono cosi numerosi da costituire un pericolo costante, non solo per chi coltiva i campi, ma anche per gli automobilisti». Se a Lessolo il problema è poco sentito, come conferma il sindaco Franco Sicheri, a Carema la situazione è drammatica: «Tutta la fascia alta della montagna è seriamente compromessa. La presenza dei cinghiali non causa solo danni agli alpeggi ma crea anche un grave dissesto idrogeologico - sottolinea il primo cittadino Giovanni Aldighieri-. In pianura la presenza degli ungulati è più contenuta grazie ai piani di abbattimento. Se non si procede a battute di caccia nel periodo in cui le femmine sono gravide, credo che ci sia poco da fare. Quando ero assessore all'Agricoltura della Comunità Montana Dora Baltea, dal 1995 al 2007, ho più volte sollecitato Regione e Provincia ad intervenire in modo più incisivo, con il risultato che la responsabilità veniva palleggiata da un'istituzione all'altra».