Agenti anti-boss sotto tiro

PALERMO.Gli uomini che hanno decapitato Cosa nostra sono sotto tiro. Quattro agenti della sezione Catturandi della squadra Mobile di Palermo sono stati fotografati, spiati e minacciati. Un ispettore e la sua famiglia, considerati in pericolo, stati immediatamente trasferiti dal capoluogo siciliano, mentre sulle intimidazioni la procura ha aperto un'inchiesta, affidata al procuratore aggiunto Ignazio De Francisci e al pm Francesca Mazzocco.
L'allarme è scattato all'inizio di agosto, quando la moglie di un ispettore è stata avvicinata da tre uomini con una scusa: ma invece di chiederle informazioni, i tre le hanno mostrato alcune foto del marito e di altri tre componenti della squadra: «Che bei mariti, che belle famiglie» hanno commentato prima di allontanarsi, lasciando la donna sconvolta.
La scena è stata ripresa dalla telecamera di un negozio, ma l'analisi delle immagini finora non avrebbe avuto esito a causa della scarsa qualità del girato. Dietro l'incursione ci sarebbe l'ombra del superlatitante Matteo Messina Denaro, il boss trapanese che, dopo l'arresto del gotha mafioso, da Salvatore Lo Piccolo, a Mimmo Raccuglia a Gianni Nicchi, rappresenta l'obiettivo principale della Catturandi. Un obiettivo che è anche una promessa fatta a Mario Bignone, il capo della sezione che aveva fatto della lotta alla mafia la sua ragione di vita, ucciso il 21 luglio scorso da un tumore: proprio in ospedale, durante la sua malattia, è nato il gruppo speciale «Messina Denaro».
«Alle minacce bisogna rispondere con i fatti» ha detto la UIl Polizia, chiedendo che gli agenti non siano trasferiti «perché stavano lavorando bene». Al contrario, ha sottolineato il segretario nazionale Antonino Alletto, «è un dovere preciso dello Stato difendere i nostri colleghi e le loro famiglie» perché il loro trasferimento non sia considerato un segno di debolezza. «Il ministero dell'Interno intervenga duramente» ha concluso, «potenziando tutti i presidi della Sicilia, pesantemente indeboliti in questi ultimi anni». Solidarietà è arrivata dal Partito democratico con il capogruppo in commissione Antimafia, Laura Garavini, proprio nel giorno in cui anche il senatore del Pd Giuseppe Lumia ha ricevuto pesanti minacce assieme al sindacalista della Cgil di Petralia Sottana (Palermo) Vincenzo Liarda. In un lettera anomina arrivata ieri nella sede della Camera del lavoro del paese, qualcuno ha segnato con croci le foto di Lumia e Liarda: all'interno della busta c'erano due bossoli calibro 38 e una scritta: «Questi sono veri e bastano a farvi stare zitti per sempre». Dentro il plico, una serie di ritagli di giornale relativi alla vicenda del feudo di Verbumcaudo, confiscato al boss Michele Greco. (m.r.t.)