Ma il Cavaliere ora teme le mosse di Bossi
ROMA.«Che cosa ha voluto dire? A cosa punta davvero?». Anche ieri, fra i collaboratori di Berlusconi, la tensione era palpabile, la preoccupazione per il futuro in deciso rialzo. Per la prima volta però, rispetto alle ultime settimane, la sorgente principale dei timori del Cavaliere non era Fini. A preoccupare davvero il premier è stata infatti l'ultima uscita di Umberto Bossi.
Ricapitoliamo. Berlusconi traccia una via (anche se stretta) per ricucire con Fini e i finiani e poi vi aggiunge la possibilità di tirar dentro anche Casini. A stretto giro, Umberto Bossi gli manda a dire che con l'Udc la Lega non si alleerà mai e liquida il programma in cinque punti partorito con tanto sforzo dal Pdl come un «progettino». Con i finiani, manda a dire, bisogna rompere in ogni caso, con o senza fiducia, e spinge a tutta forza verso le elezioni.
«Perché?». E' la domanda semplice semplice, ma carica di sospetti, che circolava ieri fra i collaboratori del Cavaliere e che ha avvelenato i pensieri dello stesso Berlusconi proprio alla vigilia del suo incontro con il leader della Lega, in programma nella villa di Lesa, sul lago Maggiore, mercoledi 25. Bossi sabato sera, nella festa del Carroccio di turno, nel bergamasco, è stato quasi minaccioso. Ai suoi ha annunciato che dopo aver detto «no» all'alleanza con Casini, a Berlusconi ha già detto chiaro e tondo: «Sappiti regolare».
L'intepretazione minimalista è quella che il senatùr, abile come al solito nello sfruttare la partita politica a suo vantaggio, usi lo scontro con Fini per alzare il prezzo. Portando ad esempio nuovi, pesanti argomenti per strappare le candidature a sindaco di Milano e Torino della prossima primavera.
La seconda ipotesi è che invece Bossi faccia sul serio e voglia davvero scrivere, in ogni caso, la parola fine al governo Berlusconi. E' qui che tornano ad agitarsi gli incubi del Cavaliere. Contrariamente a quanto dice, lui preferirebbe infatti di gran lunga evitare le elezioni, e si trova ora Bossi a spingerlo «amichevolmente» verso il precipizio. Un bordo oltre il quale il panorama più probabile è al momento quello di una maggioranza di centrodestra in cui cresce la Lega e cala il Pdl e che non avrebbe i numeri al Senato. Uno scenario complicato, che potrebbe persino aprire la strada a un premier «terzo», non candidato. E Giulio Tremonti scalda i motori.