Bosnia Erzegovina il cuore del Canavese batte ancora forte
CUORGNE'.Il grande cuore del Canavese continua a battere per la martoriata Bosnia Erzegovina. Anche se l'attenzione del mondo mediatico internazionale ha ormai da anni spento le telecamere sulla regione balcanica teatro del sanguinoso conflitto etnico dei primi anni Novanta, le ferite lasciate dalla guerra sono tuttora ben lungi dall'essere rimarginate. Ventisette volontari dell'associazione ‘a Braccia Aperte con Maria', onlus di Cuorgnè, ripartiranno alla volta della Bosnia mercoledi 29 settembre con cinque o sei furgoni carichi di aiuti umanitari e la consapevolezza di ritornare arricchiti da un'esperienza indimenticabile e con uno spirito teso a cercare quelle che sono le vere priorità della vita.
L'avventura dei ‘Pellegrinaggi di carità' fonda le sue origini nel ‘fenomeno Medjugorje', quando, nel 2004, durante un pellegrinaggio nella località bosniaca salita alla ribalta delle cronache per le apparizioni mariane, Gianluca Noascono, figlio del compianto sindaco di Noasca Guido, conobbe Alberto Bonifacio dell'Arpa (Associazione Regina della Pace onlus), che sin dal 1991 organizzava mensilmente convogli umanitari.
Bonifacio lo invitò a partecipare a questa singolare esperienza, che Noascono effettuò per la prima volta nel marzo 2006. Da allora, grazie alla caparbietà di Gianluca e, come ama dire lui, ‘alla Divina Provvidenza', si è creato un autentico fiume di solidarietà sfociato l'8 settembre 2008 nella costituzione dell'associazione ‘a Braccia Aperte con Maria' che nell'aprile dello scorso anno è stata riconosciuta come onlus.
Ad oggi, in quindici viaggi per alleviare le sofferenze della popolazione civile, in particolare di anziani, ammalati e bambini, senza distinzioni etniche o religiose, sono stati portati in Bosnia oltre 80 tonnellate di generi alimentari, pannoloni, riempiendo trentotto furgoni e nove automobili.
Oltre un centinaio di volontari coinvolti in questo progetto, che si autofinanziano per vivere questa forte esperienza di vita e di fede.
«In Bosnia, per poter accedere a un minimo di assistenza sanitaria, bisogna pagare un'assicurazione- afferma Gianluca Noascono -. Ma pochi possono permettersi di avere una copertura del genere, perchè in quel paese sono in pochi ad avere la fortuna di poter contare su uno stipendio fisso. Pochissime fabbriche sono state ricostruite e nessuna grande potenza sta aiutando questa regione balcanica. La conseguenza è che i poveri non possono avere le medicine, le visite mediche, i ricoveri ospedalieri. Nell'ultimo viaggio, vicino a Medjugorje, ci hanno raccontato di bambini tra i sei e i sette anni che, spronati dai genitori, si infilano nei container della spazzatura per rovistare tra i sacchetti ed asportare le bottiglie di plastica da 1,5 litri. Con 100 bottiglie usate riescono a tirar su 2 euro».
Le difficoltà a riprendersi dal conflitto sono da ricercare in vari aspetti. «Dove hanno vinto i musulmani- aggiunge Noascono - sono stati ghettizzati nei campi profughi serbi e croati, dove ad imporsi sono stati i croati, sono stati ghettizzati i vinti e cosi via. In ogni zona, in ogni regione si incrociano tante povertà. Il clima ed il terreno poco fertile, oltre alla carenza di lavoro, fanno il resto».
I volontari canavesani portano direttamente negli orfanotrofi, nei centri di riabilitazione, negli ospedali, beni di prima necessità, in particolare alimenti di ogni tipo, detersivi vari, pannoloni e traverse (questi ultimi considerati quasi un ‘lusso' in un Paese dove malati ed anziani allettati non possono godere dell'assistenza sanitaria).
La guerra dei Balcani fu la più complessa, caotica e sanguinosa guerra in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale. Vennero firmati dalle diverse parti in causa diversi accordi di cessate il fuoco, inizialmente accettati, per essere stracciati solo poco tempo dopo.
Inizialmente i Bosniaci e i Croati combatterono alleati contro i Serbi, i quali erano dotati di armi più pesanti e controllavano gran parte del territorio rurale, con l'eccezione delle grandi città di Sarajevo e Mostar. Il bilancio della guerra fu spaventoso: la capitale del Paese, Sarajevo, fu assediata dalle truppe serbo-bosniache per 43 mesi. Ciascuno dei tre gruppi nazionali si rese protagonista di crimini di guerra e di operazioni di pulizia etnica.
Chi volesse dare il proprio contributo ai ‘Pellegrinaggi di carità' può portare quanto ritiene utile alla missione ai Salesiani di Cuorgnè e di Ivrea, allele parrocchie di Cuorgnè, Castellamonte, Pont, Ceresole, Noasca, Rosone, Settimo Vittone e al Multicentro Il Quadrifoglio di Loranzè.
Per informazioni è possibile telefonare al 348/7227848.