Bce: c'è crescita, ma discontinua

ROMA.La ripresa economica nei paesi dell'euro c'è, ma non è consolidata. «Sarà moderata e discontinua», dice la Banca centrale europea nel suo bollettino mensile. E spiega: «La ripresa sarà frenata dal processo di aggiustamento dei bilanci in corso in diversi settori e dalle prospettive per il mercato del lavoro». Non basta, ci sono poi i problemi legati all'inflazione. La Bce punta a contenerla entro il 2%, ma nel medio termine ci sono i rischi «connessi all'evoluzione dei prezzi delle materie prime». Per chi ha i conti pubblici in disordine, tipo l'Italia, c'è anche un altro rischio. «Gli incrementi dell'imposizione indiretta e dei prezzi amministrati potrebbero inoltre superare le aspettative data l'esigenza di risanare i conti pubblici nei prossimi anni».
La Banca centrale europea si preoccupa anche del fatto che i paesi dell'euro possano frenare sulla strada delle riforme strutturali. «Per favorire il processo di risanamento delle finanze pubbliche e rafforzare le prospettive di una maggiore crescita sostenibile - si legge nel Bollettino - è indispensabile perserguire riforme strutturali di ampia portata». Riforme che nei paesi che hanno subito perdite di competitività devono essere «profonde». Quella che la Bce chiede è anche una particolare attenzione ai salari. «Le riforme dovrebbero assicurare che il processo di contrazione dei salari ne consenta il flessibile adeguamento alle condizioni di disoccupazione e alle perdite di competitività. Riforme tese a potenziare la crescita della produttività stimolerebbero ulteriormente il processo di aggiustamento di tali economie». Ma per la ripresa serve anche più credito. «Le banche - dice la Bce - si dimostrino capaci di incrementare la disponibilità di credito alle imprese quando aumenterà la domanda».
La competitività è anche il problema degli Stati Uniti che esportano meno di quanto previsto e importano molto, soprattutto dalla Cina. I tormenti americani di questi giorni vengono proprio di qui: più import significa meno Pil, ovvero meno crescita. Tanto che le stime del 2,4% per il 2010 sono già state riviste all'1,7%, ma per il secondo trimestre si parla di un +1% se non, addirittura, di un +0,3% che sarebbe quasi catastrofico. Metà delle importazioni americane vengono dall'oriente e c'è già che si fa avanti chiedendo misure protezionistiche perché l'import dalla Cina vale per gli Usa 26 miliardi in più dell'export (49,9 miliardi il deficit totale import-export), il che significa che la moneta cinese non si è rivalutata come gli Usa chiedevano. Questo lo scenario che fa da sfondo alle montagne russe delle borse mondiali. Ieri c'è stato l'arretramento delle borse asiatiche, un piccolo calo di quelle europee, Milano -0,19%, con Londra che però sale (+0,4%). Wall Street parte male ma a metà seduta recupera e la perdita del Daw Jones è dello 0,37%, mentre il Nasdaq cede lo 0,58%. Euro poco sopra 1,28. (a.ce.)