Verdini, un interrogatorio drammatico
ROMA.Nove ore davanti al magistrato. «Un interrogatorio drammatico», dice chi c'era. Nel quale più volte Denis Verdini si sarebbe trovato in difficoltà davanti alle molte contestazioni del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e del pubblico ministero Rodolfo Sabelli.
Il lunedi nero del coordinatore nazionale del Pdl ha avuto uno strascico ieri con la firma da parte del ministro dell'Economia del decreto di commissariamento del Credito cooperativo fiorentino come richiesto dalla Banca d'Italia.
Ma Verdini non si dà per vinto. Dalla banca si è dimesso lunedi mattina, ma dal ruolo nel Pdl non ha intenzione di farlo. «Mi dedicherò solo alla politica», dice ora Verdini. E a Fini che ha chiesto le sue dimissioni risponde: «Al momento sono solo indagato, penso di non aver nessun motivo per dimettermi».
Nella testa ora ha le nove ore di domande e risposte nelle quali ha avuto anche un leggero malore da affaticamento. Ore riassunte in un «verbale sintetico», quello che contiene i punti salienti insomma, di ben 11 cartelle, una cifra record. I magistrati dicono che non è Verdini il vero «numero uno» politico della società segreta che tramava per ottenere posti di potere e condizionare elezioni, ma Marcello Dell'Utri. A contribuire a questa valutazione anche le stesse dichiarazioni di Verdini che avrebbe più volte richiamato responsabilità di Marcello Dell'Utri.
La posizione del deputato toscano non per questo è meno compromessa. Il lunghissimo interrogatorio di lunedi non avrebbe mutato il pesante quadro probatorio raccolto dalla procura nei confronti del coordinatore del Pdl. Le sue difficoltà nel rispondere a certe domande hanno convinto i magistrati che la ricostruzione regge.
Difficoltà che sono state registrate in particolare davanti ai quesiti sulle decine di assegni circolari intestati a Giuseppe Tomassetti (prestanome di Carboni nel business dell'eolico) e negoziati dal Credito cooperativo fiorentino, la banca di cui Verdini - dimessosi l'altro ieri dall'incarico - era presidente. Di più, gli inquirenti gli avrebbero anche mostrato un fax che Verdini si era fatto mandare da Carboni con i documenti di Tomassetti che servivano per l'apertura di una pratica bancaria a nome di quello che veniva presentato nell'istituto di credito come «un imprenditore».
Per il Credito cooperativo la Banca d'Italia ha proposto al ministro Tremonti, che ieri ha firmato il decreto, il commissariamento per le «gravi irregolarità nell'amministrazione e le gravi violazioni normative» rilevate dagli ispettori, come si legge in una nota. Una richiesta fatta il 20 giugno. Ieri il collegio sindacale del Credito cooperativo ha diffuso un messaggio rassicurante sui parametri patrimoniali per la concessione dei prestiti.
Nei prossimi giorni la procura chiederà alla Camera dei deputati il via libera all'utilizzo delle telefonate di Verdini indirettamente intercettate. Ma fonti del palazzo di giustizia dicono che tra le ipotesi all'esame potrebbe esserci anche una richiesta di arresto. (n.a.)