Quote latte, allevatori onesti in piazza
ROMA.La protesta assedia Governo e Parlamento. In piazza Montecitorio ieri si sono alternati di mattina tremila allevatori per contestare la manovra economica in discussione alla Camera e, di pomeriggio, centinaia di lavoratori cassaintegrati dell'industria chimica Vinyls - tra i quali gli operai sardi che occupano da mesi l'Asinara - per chiedere il riavvio degli impianti e prospettive certe di lavoro. Oggi manifesteranno invece migliaia di appartenenti al comparto sicurezza, difesa e i vigili del fuoco (che già ieri hanno scioperato).
Protesta «degli onesti».La Coldiretti ha portato in piazza tremila allevatori contro la manovra che proroga al 31 dicembre il pagamento delle multe accordato agli splafonatori vicini alla Lega di Bossi. «Quote latte: lo Stato deve ancora accertare? Allora ci restituisca i soldi che ci ha fatto pagare» si legge nello striscione esposto davanti al Parlamanto. S'intrecciano le tante storie di produttori di latte in regola che hanno subito costi per la gestione delle quote latte pari a 2,42 miliardi. «Noi rispettiamo sempre la legge - spiega il presidente di Coldiretti, Sergio Marini - ma la legge rispetti noi e se sono ancora da rifare i conti il 'chi sbaglia paga" deve valere sia per i produttori che per lo Stato». Oggi la protesta si sposta a Milano dove migliaia di allevatori manifesteranno con i trattori davanti alla sede della Regione. «Sono con la Coldiretti per la legalità» afferma Leana Pignedoli, capogruppo Pd in commissione agricoltura del Senato.
La rabbia operaia.Diverse centinaia di operai cassaintegrati della Vilnys provenienti dagli stabilimenti di Porto Torres, Marghera e Ravenna hanno protestato nel pomeriggio in piazza Montecitorio in occasione del presidio organizzato dalla Cgil e dalla Filctem-Cgil per il mancato riavvio degli impianti dell'industria chimica. In prima fila gli operai di Porto Torres che da mesi occupano l'isola dell'Asinara e che sono diventatio il simbolo di questa lotta. «Nessuno finora ha mantenuto gli impegni presi con i lavoratori, con i sindacati - spiega la Filctem Cgil - e la crisi rischia di degenerare, in quanto gli impianti di Marghera, Porto Torres e Ravenna che danno lavoro a oltre cinquecento addetti più altri 200 nell'indotto, sono ancora fermi a nove mesi di distanza dall'accordo sottoscritto il 1 didcembre 2009 e prima ancorta, 12 novembre, al ministero dello sviluppo economico». I lavoratori non sono stati ricevuti dal governo con la giustificazione che la protesta era della sola Cgil.
Sicurezza in piazza.Accompagnati dal suono delle sirene in tutte le sedi di servizio, ieri hanno scioperato i vigili del fuoco per il contratto e contro la manovra (per Cgil-Cisl-Uil 90% di adesioni). Questa mattina alle 10 migliaia di appartenenti al comparto sicurezza e difesa «manifestarenno la rabbia e l'indignazione di oltre 452 mila uomini e donne» contro il governo «che continua ad essere sordo alle reali esigense della sicurezza». Tutte le organizzazioni sindacali e i Cocer militari chiedono «un'inversione di rotta e il cambio del testo della manovra». In caso contrario si «dovrà celebrare la morte della sicurezza e della difesa del nostro Paese». I sindacati di polizia annunciano ulteriori azioni «eclatanti».