La fontana leggera che fa discutere

FORNO.Bilancio più che positivo per la fontana leggera entrata in funzione a Forno un mese fa, ma non manca qualche polemica. I cittadini hanno accolto bene l'iniziativa, meno i titolari dei supernercati e discount.
I dati, dicevamo. Nel primo mese di attività la fontana ha erogato ben 32 mila 327 litri di acqua tra frizzante e naturale, oltre 1000 litri al giorno di media. La sera, per l'approvvigionamento, c'è sempre coda, situazione che rimanda a quando in passato l'acqua si prendeva direttamente dalle fonti. Del resto, c'è un bel risparmio, visto che un litro e mezzo del prezioso liquido viene commercializzato a 5 centesimi e di questi tempi, per le famiglie, risparmiare è l'imperativo categorico.
Soddisfatti non solo i residenti di Forno, ma anche i cittadini dei paesi limitrofi che stanno sfruttando l'opportunità, cosi come l'amministrazione comunale che nel progetto ci ha creduto da subito. «E'un successo che va al di là delle previsioni - confida l'assessore all'Agricoltura e Ambiente, Walter Giacoletto -. Il consumo è tutt'ora in costante aumento e numerosi cittadini ci ringraziano per la fontana che oltre a far risparmiare le famiglie permette di produrre meno rifiuti. La raccolta della plastica, per esempio, è calata di circa il 50%».
Meno entusiasmo, invece, manifestano i commercianti. «Il calo delle vendite delle sottomarche c'è stato - osserva Guido Gheller, titolare del punto vendita Carrefour -, mentre per i marchi super reclamizzati non ho riscontrato alcuna diminuzione. Il cliente che vuole bere acqua di una certa qualità non si accontenta di andarla a prendere alla fontana».
Vincenzo Armenio, titolare del Crai ed anche consigliere di minoranza è più severo del collega nel giudizio. «La vendita di acqua non è diminuita - commenta - e questo è dovuto al fatto che il cliente è piuttosto abitudinario e quando si trova bene con una marca difficilmente la cambia. Come consigliere comunale, invece, ho sempre contestato il progetto della fontana leggera. Penso, infatti, che prima che il Comune abbia ammortizzato il costo dell'investimento ci vorrà del tempo. Poi, secondo me, questo non è il modo migliore per aiutare concretamente le famiglie bisognose. Quei soldi, ad esempio, potevano essere spesi nella scuola o per aiutare le fasce sociali più deboli. Non è l' acqua a prezzo ridotto che farà vivere meglio chi è in gravi difficoltà economiche. Se, poi, il Comune voleva dare ai cittadini un'acqua a 5 centesimi poteva fornire ai commercianti interessati un'acqua col marchio del Comune, appunto, senza spendere i 16 mila euro dell'impianto».

Giacomo Berta