Gli 007 della porta accanto


La prima considerazione che emerge dal caso delle 10 presunte spie russe arrestate dall'Fbi è che questi signori mostravano davvero «scarso rendimento».
Come si spiega altrimenti il messaggio decriptato dai servizi segreti Usa in cui l'SVR, cioè l'erede del KGB, raccomanda agli agenti maggior zelo con queste parole: «Siete stati mandati negli Stati Uniti per un lungo viaggio. I vostri titoli di studio, i conti in banca, l'auto, la casa servono a un solo scopo: che è quello di concludere la vostra missione principale».
E alquanto discutibile risulta anche la loro missione principale: secondo l'SVR era «di cercare e di stabilire rapporti con ambienti politici statunitensi e inviare rapporti di intelligence al Centro».
Ma la copertura scelta per ottenere questi scopi è ben diversa da quella degli agenti segreti o delle spie chehanno svolto il loro compito in tutti i tempi.
Le storie virtuali confezionate a Mosca prevedevano che dal loro curriculum figurassero tranquille coppie americane stanziate nel New Jersey, negli Yonkers (una derelitta periferia metropolitana), in un solo caso a Manhattan, poi ad Arlington, a due passi dalla sede della Cia, e infine a Boston.
In che modo avrebbero potuto carpire segreti politici e militari presentandosi come una coppia borghese della provincia americana? Bisogna aggiungere che malgrado ciò, e ricorrendo alla nota spese bruscamente ricordata dal Centro le spie russe comunicavano fra loro con sistemi ultra-tecnologici, quelli si all'altezza di James Bond.
L'altra considerazione è che i presunti agenti per cosi dire «mimetici» sono stati infornati negli Usa durante gli anni '90, quando l'Urss era già caduta e Eltsin era diventato presidente della nuova Russia.
Il pranzo a base di hamburger fra Medvedev e Obama di pochi giorni fa forse non è piaciuto a qualcuno dell'FBI (o dell'SVR) che alle salse tradizionali del panino nazionale americano ha deciso di aggiungere una speciale salsa avvelenata.

Giancesare Flesca