AVEVA PERSONALITÀ E UNA STORIA NON ERA SOLO SCENEGGIATURA


La morte di Pietro Taricone ha avuto un ampio seguito e ha suscitato una emozione vera. Certo perché era nel fiore dei suoi anni e noto ai seguaci della fiction tv, ma anche perché negli ultimi dieci aveva lavorato duramente per congiungere all'immagine effimera del 'Grande fratello" una sostanza più autentica, un contenuto professionale, una personalità e una storia, non solo una sceneggiatura.
Ricordo bene che quando il 'Grande fratello" sbarcò in Italia fu salutato, anche esageratamente, da sapienti editoriali sui grandi quotidiani, come il massimo possibile della tv spazzatura. Era il 14 settembre del 2000. Le persone che entrarono da allora nella casa, e nelle successive allestite a Cinecittà e dintorni, diventarono 'personaggi". Taricone fu l'unico a conservare il proprio cognome, gli altri furono sempre chiamati con il solo nome di battesimo come fossero maschere della commedia dell'arte. Tutti cercarono di farsi largo e di 'emergere", prima nei complicati rapporti fra concorrenti e tra loro e la regia, poi, dopo aver acquisito qualche visibilità e riscosso un eventuale premio (Pietro arrivò solo terzo), fuori, nella vita, che per loro non era che un'estensione dell'unico spettacolo che avevano vissuto.
La bravura di Taricone è stata quella di svincolarsi subito dalla camicia stretta del reality. Anche se all'inizio era balzato sulle cronache per aver fatto l'amore sotto le telecamere, poi smise di essere personaggio, evitò le comparsate, le serate, il far parlare di sé solo per sciocchezze o volgarità; quel presenzialismo che ha fatto pronunciare a Carmela Gualtieri (GF decima edizione), caduta in una trappola de 'Le Iene", l'orribile frase: 'Tu per comprarti i vestiti che ho io addosso in questo momento devi lavorare due anni".
Pietro ha fatto la gavetta, ha studiato per diventare attore: dal 2002 si muove in quella zona liminare fra cinema di consumo e fiction tv, da cui progressivamente stava emergendo. Prima 'Distretto di Polizia 3", poi 'Ricordati di me", diretto da Gabriele Muccino; bersagliere in 'Radio West" (2003), regia di Alessandro Valori, pompiere in 'Codice rosso", pusher in 'Maradona - la mano de Dios" di Marco Risi (2006), quindi poliziotto in 'La nuova squadra" (su Rai Tre), e poi 'Tutti pazzi per amore" su Rai Uno: praticamente ieri. Non si danno tutti questi ruoli a qualcuno che non è un serio professionista.
Il ragazzo meridionale, che era stato compagno di scuola dello scrittore Saviano e trovò il coraggio di difenderlo pubblicamente, è diventato l'icona di un certo tipo di ragazzo italiano di provincia, che si atteggia a macho ma poi sotto sotto s'impegna e alla fine ce la fa. E diventa bravo, un padre serio, con una carriera davanti. Se solo quel maledetto paracadute avesse funzionato.

Enrico Menduni