Entro il 2013 dimezzare i deficit
TORONTO.La ripresa è «fragile» e l'ordine di scuderia è ridarle «vigore». Anche perchè resta l'allarme lavoro con livelli di «occupazione inaccettabili in molti paesi». Ma sulle strategia per una crescita sostenibile e sostenuta il G20 di Toronto non dà gran risposte.
L'allarme disoccupati.E, confermando le previsioni della vigilia, appare in ordine sparso. Con una dichiarazione che mette d'accordo tutti sulla carta, ma che di fatto non segna la strada per quella strategia concordata senza la quale si rischia - aveva paventato il Fondo monetario pochi giorni fa - di perdere 30 milioni di lavoratori e 4 mila miliardi di dollari di produzione.
La tassa sulle banche.Nessun riferimento all'atteso dossier ‘tasse su banche e transazioni finanziarie'. Dunque misure «differenziate e concepite sulla base delle discrezionalità nazionali».
Dimezzamento del deficit.Se l'accordo - forse l'unico sostanziale - si raggiunge sul dimezzamento dei deficit entro il 2013 delle economie mature, sulle politiche «per favorire la crescita» il G20 non detta la linea. «Sono necessarie finanze sane» avverte. Ma il percorso di aggiustamento dei conti sia «attentamente calibrato».
Il nodo della ripresa.Ci sono infatti «rischi che adeguamenti fiscali sincronizzati in alcune delle principali economie possano ripercuotersi negativamente sulla ripresa». Cosi c'è il pericolo che «il mancato consolidamento, ove questo risulti necessario, possa minare la fiducia e ostacolare la crescita». Un colpo al cerchio ed uno alla botte, insomma. I Grandi sembrano cosi accontentarsi, per ora, di quei modesti segnali di crescita, seppur a macchia di leopardo (con gli emergenti che corrono di più e più velocemente).
E i «passi per garantire un pieno ritorno alla crescita», a Toronto latitano. Anche se tutti sono d'accordo sul fatto che «si può fare di più», scongiurando con «un cammino di riforme più ambizioso nel medio termine», gli allarmi del Fmi e della Banca Mondiale.
La riforma finanziaria.E «bisogna fare di più» anche sul fronte della riforma finanziaria. I Grandi a Toronto, si «impegnano ad agire di concerto per una riforma del sistema finanziario», sulla strada di quanto già messo nero su bianco nei precedenti vertici. Alla ricerca di «nuovi standars» che tengano conto dell'impatto macroeconomico, ma anche del rafforzamento delle Ifi (le istituzioni finanziarie internazionali).
No al protezionismo.Ancora una volta no al protezionismo. «In un momento in cui la crisi economica mondiale provocava il più brusco calo degli scambi commerciali in più di 870 anni, il G20 ha scelto di lasciare i mercati aperti. E' la scelta giusta». La palla passa a Seul, dove tra meno di cinque mesi - l'11 ed il 12 novembre - il G20 tornerà a riunirsi.
la piaga della corruzione.Il G20 lancia l'allarme corruzione: è la peggior minaccia alla ripresa ed ai fondamentali dell'economia. «Siamo concordi», affermano i Grandi che la corruzione «minaccia l'integrità dei mercati, eroda la concorrenza equa, distorce l'allocazione delle risorse, distrugge la fiducia pubblica e metta a repentaglio lo Stato di diritto». Il G20 ha deciso di istituire un gruppo di lavoro «incaricato di elaborare raccomandazioni da sottoporre all'esame dei leader in Corea». Tra queste si prospetta «l'interdizione all'accesso dei sistemi finanziari globali per le persone corrotte, la cooperazione nel rifiuto dei visti, l'estradizione e il recupero dei beni nonchè la tutela degli informatori che si ribellano alla corruzione». Inoltre norme anticorruzione vigorose ed efficaci sia nel pubblico che nel privato.