«Cambiate la legge sulle intercettazioni»

ROMA. Pressing dei finiani perché il ddl sulle intercettazioni non sia blindato alla Camera e il ministro Alfano non chiuda la porta a limature. Gli esponenti vicini a Fini vanno all'attacco corroborati dalle prese di posizione a favore di modifiche di Beppe Pisanu e Gaetano Pecorella.
La lealtà della componente finiana, dice Italo Bocchino, non è in discussione, ma a questo punto spetta al Guardasigilli decidere se «andare fino in fondo sul testo del Senato o migliorarlo», sapendo che solo apportando modifiche al testo si potranno evitare «problemi successivi», soprattutto in riferimento «alla ragionevolezza e costituzionalità di alcuni aspetti». Ma un altro tema sta scatenando furiose polemiche. È quello della riforma della giustizia. Il Consiglio dei Ministri si occuperà di riforma della giustizia a settembre. Il ministro Alfano traduce in un tempo ben preciso quell' «imminente» che il premier Berlusconi aveva annunciato per gli interventi nel sistema giudiziario destinati mettere fine all' «anomalia» delle toghe che vogliono sovvertire il voto popolare. Ma un coro di no si alza contro il progetto che il Guardasigilli presenterà all' esecutivo dopo la pausa estiva e che prevede la separazione delle carriere tra giudici e pm, la nascita di due Csm e di una meccanismo disciplinare «che risolva il problema di una giustizia troppo domestica». «La voteremo presto, per varare la Bicamerale di D'Alema ci vollero quattro mesi», assicura il ministro.
Dall' opposizione il Pd fa muro proprio contro ogni ritocco della Carta: «Siamo contrari contro l' ipotesi di costituire due Csm e di separare ulteriormente le carriere, già oggi nettamente distinte», dice il responsabile Giustizia, Andrea Orlando, invitando il ministro a pensare piuttosto ai tempi del processo civile, a garantire messi e risorse, all' emergenza carceri. Per l' Idv, Massimo Donadi dice «Non ci fidiamo di chi irride e denigra le istituzioni e la Costituzione, che ritiene fastidiosi ostacoli tra lui e il raggiungimento del potere assoluto». L' ex pm Luigi De Magistris è drastico: «La riforma è solo la realizzazione di una ossessione oligarchica: condurre la magistratura sotto il controllo dell'esecutivo». Dal mondo giudiziario parlano i consiglieri togati del Csm. «La mancanza di una idea complessiva che non sia ritorsiva è una costante di questo ministro, di questo governo. Prevedere un voto in tempi brevi su modifiche costituzionali dimostra una idea curiosa di giustizia e di Costituzione» osserva Livio Pepino (Magistratura Democratica). «Sono sempre annunci, quando si trasformeranno in testi ragioneremo» dice Fabio Roia (Unicost). I cittadini chiedono una «riforma condivisa e non interventi di spaccatura che non migliorerebbero di un giorno la durata dei processi» sottolinea Mario Fresa (Movimento per la Giustizia). «La separazione delle carriere e la duplicazione del Csm sono inutili» taglia corto Antonio Patrono (Magistratura Indipendente) favorevole però a una «più netta distinzione tra la sezione disciplinare del Csm, che potrebbe essere facilmente risolta con soluzioni diverse dalle modifiche costituzionali. Salutano con fiducia l'annuncio di Alfano i penalisti italiani.