Se anche l'arte può far riflettere sul tempo che va

MAGLIONE.Qual è il destino delle opere del Macam, il museo a cielo aperto di Maglione? La domanda è legittima dato che, passeggiando tra le vie del piccolo paese canavesano, quello che balza subito agli occhi è l'accanirsi impietoso del tempo contro dipinti, sculture, installazioni frutto del genio creativo di artisti del calibro di Mondino, Nespolo Giò Pomodoro e tanti altri ancora. In effetti, per la cronaca, sono 171 le opere presenti tra le vie del centro storico e ognuna di queste rischia di scomparire per sempre senza interventi mirati a 'salvarle". Lavori che, però, non verranno mai eseguiti. Perchè il Macam è un museo particolare che, insieme, vuole mostrare la potenza dell'arte, ma anche il suo non essere immune dallo scorrere ineluttabile del tempo.
A spiegare il motivo che sta alla base di questa volontà, consapevole, di lasciare le opere d'arte al loro inevitabile destino, è Letizia Corgnati, presidente del Macam, che dice: «Si è convenuto con gli stessi artisti di non cancellare le opere deteriorate, ma di rispettare il processo del tempo, dunque una loro lenta dissoluzione. Gli artisti che vengono a Maglione ne comprendono lo spirito e adattano il loro lavoro al luogo, rispettando le caratteristiche dell'ambiente circostante, poiché è esso a suggerire l'opera che, infatti, poi risulta sempre essere per nulla invadente, meno che mai monumentale, il che vuol dire che l'artista non sfida la natura, vi si inserisce poeticamente». Poi Corgnati aggiunge: «L'opera collocata all'aperto si modifica continuamente, il suo aspetto muta con le stagioni, la luce, i colori del cielo, in breve con ciò che le sta attorno; cosi si deve accettare il suo lento dissolversi come se dolcemente si assentasse dal luogo che l'ha ospitata; né più né meno che una presenza che ci ha accompagnato per tanto tempo». E la presidente del Macam prosegue affermando: «Che sia un museo in continua evoluzione lo si evince dal fatto che diverse opere pittoriche hanno subito col tempo un degrado e tendono a scomparire, ma nuove vanno a rimpiazzarle. E le nuove opere realizzate danno cosi un senso di aggiornamento e rinnovamento».
Quindi Corgnati ha voluto soffermarsi sulla natura stessa del museo osservando: «Il Macam, partito nel 1985 con una dozzina di opere, ha preso vita, anno dopo anno, senza una volontà progettuale precisa che ha incuriosito gli artisti avvezzi a concepire opere per spazi chiusi».
Insomma il Macam è l'arte per le strade del paese, l'arte che entra a far parte della vita di tutti i giorni, l'arte che, mostrandosi in silenzio senza costrizioni, invita a pensare, ad apprezzare il bello o a ragionare su un'idea insolita. «Maglione - chiosa Corgnati - si offre ai visitatori anche a chi non frequenta abitualmente spazi destinati all'arte contemporanea come a invitarli a capire e scoprirla con i propri mezzi». (mt.b.)