«Era un campione-padrone ma capace di grandi slanci»
Nell'anno di grazia 1953, quello della conquista del titolo mondiale dei dilettanti su strada, furono in molti a individuare in lui il futuro erede di Fausto Coppi. Forte sul passo e in volata, buono in salita nonostante un fisico non da grimpeur, l'alicese Riccardo Filippi è stato, tra gli amici canavesani del Campionissimo, quello che ha vissuto più da vicino il periodo esaltante e al tempo stesso tormentato dell'Airone di Castellania e poi l'inevitabile strada del declino.
Era stato proprio Coppi ad accorgersi delle imprese dell'allievo Filippi (con la maglia bianconera dell'eporediese Vigor) sulle strade piemontesi all'inizio degli anni 50, tanto da farlo ingaggiare, tra i dilettanti, dalla Siof di Pozzolo Formigaro, squadra satellite della Bianchi di Fausto. Con l'assistenza dei vari Biagio Cavanna (il mitico massaggiatore non vedente) e ‘Pinella' De Grandi (meccanico di fiducia), appartenenti allo staff del Campionissimo, Riccardo disputò tre stagioni superlative condite da una serie di successi.
Dopo il mondiale del '53, Filippi passò professionista e in coppia con Coppi (entrambi iridati) vinse tre edizioni consecutive del ‘Baracchi', ma nel '57, complice il virus dell'asiatica che colpi Filippi, Fausto preferi a Riccardo l'astro nascente Ercole Baldini e tornò a vincere per l'ultima volta. Il rapporto comunque si era deteriorato e le strade si allontanarono. Coppi verso un ahimè breve futuro avaro di soddisfazioni, culminato nella morte prematura, Filippi verso un avvenire lontano dal ciclismo professionistico, sostituito dal lavoro sicuro alla Olivetti e dalla famiglia costruita insieme all'amata Egle, sposata nel '59, coi figli Bruno ed Ezio.
Egle se n'è andata da meno d'un anno e forse questo fatto porta Riccardo a vedere in modo più distaccato una vicenda (quella con Coppi) che pur lo aveva proiettato al massimo della notorietà. «Un bel periodo - chiosa Filippi - agli ordini di un campione-padrone, egocentrico, ma capace di slanci, nei confronti del quale ho adempiuto sempre ai miei doveri. Il rapporto si è chiuso senza strappi, in armonia, molto prima di quel fatidico 2 gennaio».