Martinello assicura: una grande corsa, piena di spettacolo

«È più duro e selettivo di quello dello scorso anno. Non ne è insomma un'inversione, dopo che il Centenariio aveva costretto a mettere montagne all'inizio e pianura alla fine. Questo Giro è un'invenzione spettacolare, alla quale conviene prepararsi bene». Silvio Martinello, commentatore tecnico in regia per Raisport, non è famoso per le sue sviolinate. Semmai lo è per certe sue durezze, che gli hanno procurato qualche 'non amico".
Tante salite vere e qualche finta crono. Un Giro per scalatori-passisti, è cosi?
«Proprio cosi. Di crono vera c'è solo quella finale, ma non è lunga. E, soprattutto, alla fine essere specialisti conta poco: la crono finale la vince chi in quel momento ha più residui d'energia degli altri. Potrà rifilare qualcosa in classifica, ma di certo non si può definire una opportunità per gli specialisti del cronometro. In compenso, tutte le tappe precedenti, per almeno cinque giorni, sono un massacro. E c'è pure la cronoscalata a Plan de Corones. E' per scalatori-passisti, esatto».
Dunque per gente come Carlos Sastre, il campione del mondo Cadel Evans, nonno Aleksandr Vinokourov.
«Si potrebbe definire una corsa perfetta per Alberto Contador, se Contador ci fosse. Sastre è giusto mettercelo, ma attenzione: la prima settimana e mezza è piena di insidie vere e Sastre si distrae spesso. C'è più di una tappa che si presta agli agguati. Cosi come l'ho visto recentemente, Evans è quello sul quale punterei. Anche lui in passato è stato discontinuo, ma ora è maturato e sa amministrarsi. Magari è un po' carente di squadra, ma l'ultima settimana le squadre saranno ridotte all'osso».
E Vinokourov?
«L'avete visto al Trentino? L'avete visto a Pampeago, salita strappatendini? Lui ha già detto che il Giro lo vuole. Magari non volerà sullo Zoncolan, ma le tappe da distacchi sono altre».
E tra gli italiani?
«Perduto Pellizotti, ma su questa esclusione sarebbe meglio ci fossero meno ombre, confidiamo nella Liquigas. Ovvero, a questo punto, su Ivan Basso. E, non prendetemi per matto, pure su Vincenzo Nibali. Quest'anno la Liquigas ha fatto le cose mirate, rinunciando perfino al velocista. Voleva il Giro e voleva presentare due punte per competere con gli assi mondiali. Due punte ci potrebbero essere comunque: Nibali doveva fare il Tour, non ha niente da perdere e sa osare. Con quest'ultima vicenda, tra l'altro, la Liquigas potrà anche fregarsene del controllo della corsa: non le spetta più e farà meno fatica. Se ne parla al Terminillo».
Resta il fatto che a fine Giro, negli ultimi anni, abbiamo dovuto ripulire la classifica dai dopati.
«Si sta facendo molto. Ma qualche sacca di resistenza rimane. E si tratta di imbecilli che prendono rischi che non pagheranno di persona ma faranno pagare a tutto l'ambiente. Il ciclismo è in ginocchio ma non è mai stato cosi bene».
Però come si fa a parlare del favorito Vinokourov, uno che esce da due anni di squalifica.
«Giusto, ma sapete quanti controlli ha già subito quest'anno Vinokourov? Una trentina, quelli che ha subito anche Riccardo Riccò. Uno sbaglia e paga, giusto? Poi deve avere un'altra possibilità. E lo dico anche per Riccò, anche se sugli atteggiamenti di quel ragazzo ho un sacco di riserve. In Francia però correrà Alejandro Valverde, uno che non ha mai pagato nonostante l'Uci abbia riconosciuto che le sacche di sangue truccato dell'Operaciòn Puerto erano sue. Non può correre in Italia, ma può farlo il Francia e in Spagna? Vinokourov e Riccò hanno pagato e sono comunque dei talenti, aggiungono qualcosa alle corse. Certo, se poi li becchi una seconda volta, conviene radiarli e buonanotte. Ma con Valverde come la mettiamo? Sarà al via del Tour, alla faccia del sangue truccato dell'Operaciòn Puerto».