«Sui campi per imparare a vivere»

IVREA.E' un calcio da pazzi. Le regole dello sport non esistono più. Ma quale insegnamento diamo ai nostri ragazzi, ai nostri figli che quotidianamente solcano i campi e le palestre del nostro territorio?
Ezio Carazzatoè dirigente della Pallavolo Montalto, società leader nell'Eporediese per quanto riguarda l'impegno nel settore giovanile. «Non è certamente un quadro edificante - dice Carazzato -. Purtroppo, a livello generale, lo sport è lo specchio della società: l'obiettivo è ottenere sempre il massimo con il minimo sforzo. Ma non è cosi. Bisogna far capire ai ragazzi che il lavoro alla fine paga. Da parte nostra, dirigenti e tecnici, cerchiamo di far crescere i nostri giovani secondo i più elementari valori dello sport: soprattutto il rispetto delle regole, dell'avversario e dell'arbitro. Lo sport come insegnamento di vita: se non dimostri impegno, non ottieni nulla. E' come andare a scuola, senza studiare».
«Certamente il compito dei tecnici, in questo caso visti nel ruolo di educatori, non è facile - continua Carazzato -, ma si comincia dalla base, dalle piccole società come la nostra. Forse, solo in questo modo si può pensare ad un futuro migliore».
Franco Rossoè il presidentee dell'Ivrea Rugby, società molto sensibile all'attività giovanile, da dieci anni organizzatrice con successo di un importante torneo nazionale.
Nella disciplina della palla ovale è impensabile assistere a scene come quelle vissute all'Olimpico l'altra sera. Sarebbe un paradosso. «A proposito del tifo mi viene subito in mente una cosa - spiega Franco Rosso -. Nei nostri campionati di categorie minori quando l'arbitro fischia un calcio di punizione per una regola non scritta avversari e pubblico rispettano il massimo silenzio per non deconcentrare il calciatore. Inoltre, nel rugby, esiste la regola del ‘terzo tempo', imitata senza successo anche nel mondo del calcio (vedi l'iniziativa presa dalla Fiorentina) - continua Franco Rosso -. A fine gara i giocatori delle due squadre escono insieme a cena dimenticando, al fischio finale dell'arbitro, tutte le tensioni accumulate in partita. Abbiamo la consapevolezza del massimo rispetto per l'avversario e per l'arbitro che fanno parte dello stesso contesto. Il pericolo - conclude Rosso - è che episodi come quelli dell'Olimpico rientrino nella normalità di una partita di pallone e che quindi, alla fine, ci si deve abituare a tutto, dimenticandosi in fretta ciò che è accaduto».
Clemente Ponzetti, presidente del Canavese Volley: «Un esempio di tifo contro; l'importante non è la tua fede sportiva, ma andare contro qualcuno, e sei anche contento di perdere: un messaggio certamente negativo per i giovani. Purtroppo, è questo un aspetto negativo della società in cui viviamo - riflette Ponzetti -. Mentre i giovani devono responsabilizzarsi di più e pensare sempre al bene della propria squadra del cuore e non certo a contrapposizioni incomprensibili. Un compito delicato, lasciato nelle mani dei nostri allenatori, capaci e preparati».

Marco Bermond