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‘Speciale' 25 Aprile
a Castellamonte
Anzitutto: il 25 Aprile viene festeggiato a Castellamonte il 24. Ma tant'è: il 25 c'è la fiera e gli assessori devono ben farsi vedere al mercato. Comunque: il 24 aprile 2010 prevede che i festeggiamenti comprendano due aspetti: l'uno religioso (con la messa) e uno civile con sfilata, deposizione delle corone d'alloro e discorso del sindaco. E fin qui va tutto bene; la comunità (cattolica e non) si ritrova unita a commemorare una data importantissima per la nostra democrazia.
In chiesa, durante l'omelia, il parroco ricorda il grande valore della libertà. Sottolinea la distinzione tra libertà e libertinaggio, la prima indissolubilmente legata al rispetto dell'altro; il secondo traducibile con «fare quello che si vuole» accumunato alla protervia, alla sopraffazione, al non sentire (amare) il prossimo come se stesso. Complessivamente, un bel discorso, un alto richiamo etico molto in sintonia con il vero spirito del 25 Aprile.
In piazza, tutti si aspettano dal sindaco una corretta commemorazione della giornata, il ricordo del tributo di sangue che molti hanno dovuto versare per difendere la nostra libertà e la nostra dignità come popolo. Invece... Ad un certo punto Mascheroni s'infervora sulla difesa delle Istituzioni. E tutti pensano alla necessità del rispetto dei diritti e dei doveri fissati dalla Costituzione, alla salvaguardia dei ruoli istituzionali, a partire dal Presidente della Repubblica. Ma no! Lui si riferisce al Papa! Ci ricorda che bisogna stringersi attorno al Papa. I presenti restano attoniti, si chiedono: «Sta parlando del Papa? Ho capito bene? Ma non è la ricorrenza del 25 Aprile?». Ebbene, si. Il nostro sindaco (il Sindaco di tutti, ovviamente, cattolici e non) sta dicendo che bisogna difendere l'istituzione «Papa».
Con tutto l'affetto che si deve al nostro Pontefice, con il massimo rispetto per la grande tradizione cattolica, che c'azzecca (come direbbe qualcuno) questo discorso con la celebrazione civile? E' un classico «fuori tema», da valutare con una bella insufficienza. Come spiegarlo? Verrebbe da pensare (scherzando anche un po') che a Castellamonte siamo speciali e proviamo a cimentarci nell'inversione dei ruoli. Ma forse davvero il nostro Sindaco è un prete mancato. Provi a rifletterci seriamente; magari starebbe meglio lui e farebbe star meglio anche i cittadini. Un consiglio invece se rimane com'è: si faccia scrivere i discorsi da qualcuno capace!
Giuliana Reano
Le vere ragioni
per fare memoria
Mai come quest'anno alcune affermazioni pronunciate il 25 Aprile («siamo qui per fare memoria», «il nostro futuro è fondato sulla memoria») non sono state frasi fatte ma trovano negli avvenimenti, anche canavesani, le loro profonde ragioni d'attualità. Non solo Mogliano (TV) dove il sindaco vieta di cantare «Bella Ciao», o le affermazioni del sindaco di Salerno sulla Resistenza, o la decisione di Montichiari (BS) di vietare le manifestazioni del 25 Aprile e 1º Maggio, ma anche quanto avvenuto di recente a Castellamonte, a Montanaro o a Chivasso, senza trascurare i manifesti di Rivarolo (d'accordo su Castro, ma lo si dica in un'altra occasione), sono testimonianze che è necessario tenere alto il livello di vigilanza e l'impegno per fare memoria.
A Castellamonte solo la mobilitazione determinata, della popolazione, dell'ANPI e dei partiti di sinistra, ha stimolato un sussulto di dignità che ha fatto rinunciare alla proposta di intitolare ad Almirante un ponte della città. A Montanaro c'è voluto il diniego della Prefettura per scongiurare un'iniziativa analoga riguardante l'intitolazione di una via.
La storia la si può riscrivere anche cambiando nome ad un ponte o ad una via, mettendo sullo stesso piano chi ha combattuto e sacrificato la vita per assicurare a tutti libertà, democrazia e giustizia, e chi, stando dall'altra parte, dalla parte sbagliata, contrastava con ferocia quella ricerca di libertà. Oggi c'è chi, anche attraverso atti come l'intitolazione di un ponte, cerca di trasmettere un messaggio sbagliato ai giovani: un messaggio che confonde, che equipara, mettendo i nomi dei fascisti accanto a quelli dei martiri della Resistenza. Per questo, a 65 anni di distanza, serve la mobilitazione, non solo il ricordo. Per questo è stato bello vedere, nelle cerimonie, la presenza di tanti giovani.