Berati condannata a pagare
COLLERETTO GIACOSA. Ci sono voluti sei anni per giungere ad una sentenza che riconoscesse i danni morali subiti dai dipendenti della Rbm di Colleretto Giacosa. Uomini e donne messi sotto assedio, per quasi due anni, da un gruppo di animalisti.
Nei giorni scorsi, il giudice del tribunale di Ivrea, Ivana Peila, ha condannato Marina Berati, numero uno del coordinamento ‘NoRbm', ad un risarcimento danni complessivo di 380 mila euro. Nella sentenza, il magistrato afferma che Marina Berati, informatica di Torino, ha svolto attività diffamatoria nei confronti dell'azienda e dei suoi dipendenti, ponendo in essere attività di illecita diffusione di dati personali.
A trascinare Berati in sede civile, nel 2004, oltre alla Rbm Spa, dodici tra dipendenti e ricercatori che avevano chiesto un risarcimento danni di oltre un milione di euro. Nei loro confronti, assistiti dagli avvocati Luca Fiore, Giovanni Gazzola e Dario Candellero, era stata messa in piedi un'attività diffamatoria che aveva reso loro la vita impossibile: auto rigate, lettere minatorie, distribuzione di volantini dove le persone venivano descritti come assassini. E poi pacchi regalo, da pagare in contrassegno, e mai ordinati.
Sul sito internet www.norbm.org c'era un link, che rimandandava ad un altro sito con provider americano, in cui era possibile venire a conoscenza dell'indirizzo di residenza e del numero di telefono dei ricercatori della Rbm.
Della lista degli indirizzi e dei numeri telefonici, Marina Berati, difesa dagli avvocati Alessandra Vecchietti e Andrea Fenoglio, ha sempre sostenuto di non sapere nulla e di non avere nessuna responsabilità in merito. E' probabile che la coordinatrice del comitato NoRbm ricorra in Appello. (vi.io.)