«Nessuno parli di fatalità»
ROMANO. Una leggerezza? «Impossibile. Walter era il ragazzo più meticoloso della comitiva. Lo era in tutto, quando si usciva in gruppo, in casa con la famiglia e sul lavoro. Nessuno cerchi di scaricare le proprie responsabilità sulla fatalità». A parlare cosi sono gli amici di Walter Pouli, 27 anni, di Romano, il ragazzo morto lunedi mattina mentre eseguiva manutenzione sui cavi dell'alta tensione della linea ferroviaria Torino-Milano.
Ucciso da una scarica di tremila volt. Fulminato sul colpo, Walter, padre di Samuel, uno splendido bambino di appena due anni. Apprendista operaio di Rete Ferroviaria Italiana, lunedi intorno alle 10, Pouli stava lavorando insieme ad altri due colleghi sulla linea elettrica dell'alta velocità, quella che collega, in poco meno di un'ora, il capoluogo piemontese con quello lombardo.
Un'operazione di routine dice qualcuno; «attività di manutenzione programmata» fanno sapere dalle Ferrovie dello Stato». Eppure, qualcosa deve essere andato storto in quel cantiere ad un chilometro dalla stazione di Livorno Ferraris, in provincia di Vercelli. Alla polizia i suoi compagni di lavoro hanno detto di aver visto Walter salire sul cestello dell'autogru di colore giallo. Poi la tragedia. L'operaio è caduto rovinosamente nel cestello, i colleghi hanno cercato di rianimarlo, inutilmente, in attesa dell'arrivo del 118.
Ma cos'è accaduto? Dalle Ferrovie precisano che quel tipo di manutenzione viene svolto sulle linee disalimentate e, se si opera in prossimità dell'alta tensione, ci sono tutta una serie di accorgimenti da prendere. Insomma, l'ipotesi è quella di un errore umano o di una fatalità. L'apprendista operaio, con un'esperienza sulle spalle di cinque anni, potrebbe essere scivolato o potrebbe aver perso l'equilibrio.
Tesi che però viene respinta da Armando Murella, segretario regionale dell'Ugl. «In questo periodo gli incidenti che avvengono sulle linee ferroviarie stanno aumentando - denuncia Murella -. Ciò dimostra lo scarso livello di sicurezza in cui i lavoratori sono costretti ad operare».
Intanto, nella villetta di via Ponte Chiusella 13, a Cascine di Romano, Luigi Pouli, ex guardia giurata, e Giovanna Ruggeri, insegnante in pensione, piangono il loro figlio. Con loro c'è Erwin, 28 anni, il fratello di Walter. Hanno poca voglia di parlare. Lunedi pomeriggio una macchina delle Ferrovie dello Stato è andata a casa loro per portarli nella camera mortuaria dell'ospedale di Vercelli. La procura della Repubblica ha già disposto l'esame autoptico per fare chiarezza su quanto è accaduto, mentre gli agenti della Polizia ferroviaria stanno sentendo tutti i testimoni della tragedia.
«Una famiglia per bene, di grandi lavoratori, emigrati tanti anni fa dalla Sicilia - dicono il sindaco Oscar Ferrero e il vice sindaco Andrea Accattino -. Walter era molto attaccato a suo figlio Samuel».
E tra gli amici che con Waletr sono cresciuti, i bei ricordi si scontrano con il pianto e la rabbia per una tragedia senza spiegazioni. «Walter era una persona fantastica, sempre allegra e disponibile. L'unica ragione per quale riuscivamo a litigare, per non più di due minuti, era quella del calcio. Lui era un tifoso sfegatato del Palermo. No, non può essere morto per una distrazione. Era una persona sempre attenta a quello che faceva».
E venerdi 19, il club ‘Dtc Racer Club', di cui Walter era stato uno dei fondatori, ha deciso di dedicare, insieme all'associazione Miscela e Toretto Tuning Store, la serata del Jamaica Miscela Contest al socio scomparso.