Caselli: «La mafia può essere sconfitta»

ROMANO.«Secondo me la guerra alla mafia si può vincere. Ci credeva Giovanni Falcone e dobbiamo crederci anche con noi».
Cosi ha parlato il procuratore capo della Repubblica di Torino, Giancarlo Caselli, ai moltissimi spettatori che hanno affollato il salone dell'ex mulino di Cascine per la presentazione del libro del magistrato ‘Le due guerre', sottotitolato dall'editore Melampo, ‘Perché l'Italia ha sconfitto il terrorismo e non la mafia'.
Ma, per vincere questa guerra, secondo il giudice Caselli, è necessario, come era accaduto duranti gli anni bui del terrorismo, che venga considerata da tutti ‘fuori e contro di noi'.
La sconfitta del terrorismo è stata possibile a seguito del suo isolamento politico da parte del popolo, dopo la fine della stagione dell'ambiguità, quando in molti pensavano che i terroristi fossero, semplicemente, «Compagni che sbagliano».
«Le mafie - ha spiegato il giudice Giancarlo Caselli - sono un intreccio perverso e torbido con pezzi della politica, delle istituzioni, dell'economia e della finanza; godono di collusioni, coperture e complicità che, allo stato degli atti, non consentono a tutti di considerarla altro rispetto alla società civile. Per questo - ha sottolineato con forza il magistrato, già procuratore della Repubblica di Palermo negli anni successivi alla stagione delle stragi - è necessario non demandare tutto alle forze dell'ordine ed alla magistratura ma di sentirci tutti coinvolti».
Durante l'incontro, presentato dal sindaco di Romano, Oscarino Ferreroe moderato da Ellade Peller, presidente del Consorzio In.re.te, il relatore non ha mancato di fare alcuni riferimenti alle vicende di attualità che riguardano i rapporti magistratura-politica.
«Se il Presidente del Consiglio ai magistrati di Firenze, che indagando sulla corruzione hanno scoperchiato questo letamaio, dice «Vergognatevi», e li definisce «Talebani», significa che c'è un approccio alla giustizia secondo il quale quello che conta è l'interesse personale. Si corre in questo modo il rischio di far crollare, con la delegittimazione, il pilastro della giurisdizione e di ritrovarci tutti sotto le macerie della democrazia. Infatti, anche chi ha ricevuto un consenso popolare oceanico non può violare il concetto di legalità».
Nel suo libro, il giudice Caselli ricorda, tra gli altri, il generale Dalla Chiesa, i colleghi Falcone e Borsellino, definiti»Eroi nazionali», ringrazia gli agenti della sua scorta, che lo seguono dal 1974, «e più volte mi hanno salvato la vita».
Alla serata romanese ha partecipato anche Laura Romeo, consorte del giudice Caselli, referente onorario di ‘Libera' in Piemonte, che ha invitato tutti a mobilitarsi per la legalità ed a svegliarsi per combattere insieme le mafie.
Laura Romeo ha invitato i romanesi alla 150ª Giornata della Memoria, organizzata da Libera il prossimo 20 marzo a Milano, nella consapevolezza che «Le mafie non sono solo al sud, ma operano anche al nord dove non sappiamo cosa potrà succedere con l'Expo del 2015».

Sandro Ronchetti