Berretti frigi col ticket subito esauriti. E i turisti li esigono dagli ambulanti

IVREA.Male. Un disastro. Lasciamo perdere. Commenti sparsi tra gli ambulanti (autorizzati) che, in città, nei giorni di Carnevale, vendono il berretto frigio. Il 2010, in fatto di vendite, sarà un anno da dimenticare, con un calo dichiarato che oscilla, a seconda della posizione, dal 30 al 70%. Confesercenti, per bocca di Antonella Pasqualeconferma che, subito dopo polenta e merluzzo, chiederà al sindaco un incontro per dare corso alle buone intenzioni espresse e archiviare definitivamente la querelle del berretto frigio. La richiesta: attenzione al territorio sia sul fronte della filiera che alla distribuzione.
Gli ambulanti, intanto, raccontano quanto accaduto la domenica come un aneddoto, quasi fosse una barzelletta. I dodicimila berretti frigi made in Italy (ma non si sa ancora dove) ordinati a Tran Tran dalla Fondazione dello Storico Carnevale da dare in omaggio a chi entrava pagando cinque euro di biglietto, sono finiti nel primo pomeriggio. I turisti, però, hanno continuato a entrare pagando il ticket e chiedendo agli ambulanti un berretto frigio, ovviamente gratis. «Abbiamo spiegato - dice Nicola Costa, bancarella a Porta Vercelli - che il berretto era fornito dagli organizzatori della manifestazione. Quelli sulle nostre bancarelle, invece, erano a pagamento». Francesca Venturinispiega di aver rilevato l'attività di commercio ambulante dalla mamma. E di aver saputo dalla Sentinella la storia dei berretti dati gratis la domenica: «Nessuno ci aveva informato. Ho presentato subito un esposto in Comune, per lamentarmi della situazione. Nessuno ci aveva informati». La mancata informazione è un refrain tra gli ambulanti: «Su certe cose è importante confrontarci - incalza Alessandro Moretto- invece quest'anno le cose non sono andate bene. Anzi». Domenico Verlezzasi era già lamentato nelle scorse settimane. In questi tre giorni non ha cambiato idea e rilancia su un punto: «La cosa che mi ha sconcertato di più è stata quella di sostenere che, per la prima volta, sul berretto ci sarebbe stata la scritta made in Italy. Spero che chi ha detto queste cose si renda conto del fatto che, da sempre, i berretti frigi sono confezionati in questa zona. Sui miei ci potrei mettere made in Eporediese». Poco più avanti, su corso Nigra, una bancarella sta per festeggiare mezzo secolo di attività: «Una vita qui. Anche noi facciamo parte della manifestazione e nella mattinata di domenica non abbiamo battuto chiedo».
E in mezzo a tanto freddo e all'arrabbiatura generale, una signora che chiede l'anonimato illustrandone ampiamente le ragioni racconta di avere avuto una soddisfazione: «Domenica mattina si è avvicinato un signore e ha comprato un berretto frigio nonostante avesse pagato il biglietto. Mi ha detto: 'Signora, io sono comunista e questa storia dei berretti non mi piace. Ho pagato il biglietto, ma il berretto frigio lo voglio comprare dai lavoratori del commercio". Quel gesto di solidarietà mi ha davvero scaldato il cuore».

Rita Cola