‘Un territorio al collasso, altro che ripresa'
CUORGNE'. L'uscita dal tunnel della recessione è ancora lontana per l'Alto Canavese. E la crisi, oltre a colpire l'industria, non risparmia nemmeno l'edilizia, l'agricoltura, il commercio. «O il Canavese sarà capace di fare sistema, di presentarsi alla contrattazione compatto, oppure non ce la faremo. Questa è una battaglia che va affrontata insieme» è l'appello di Alfredo Ghella.
Il responsabile della Cgil del Canavese traccia una dettagliata disanima dell'attuale situazione congiunturale del nostro territorio. «Siamo arrivati nel 2010 e, pur in presenza di qualche timido segnale di ripresa, non si può certamente dire che la crisi sia superata e, puntualmente, si vengono a concretizzare situazioni che già in passato avevamo avuto modo di denunciare - osserva Ghella -. Molte richieste di cassa integrazione ordinaria, infatti, stanno diventando in richieste di cassa straordinaria».
E tale situazione interessa un po' a macchia di leopardo l'Alto Canavese nel suo insieme. Tra le aziende coinvolte, figurano l'IMS di Sparone (l'ex Ceresa, con 270 dipendenti), la Berco di Busano (150 occupati) legata alla Thyssen Krupp, la Sata di Valperga (circa 200 addetti), azienda che, comunque, coem sottolinea il sindacalista ' ha tutte le condizioni per reggere ed è guidata da quello che, a mio avviso, è l'unico vero imprenditore del Canavese, Michele Cinotto".
«Si tratta di tutta una serie di aziende importanti, ma anche altre sono in procinto di arrivare alla richiesta di cassa integrazione straordinaria, come l'Omo e la Hot Roll di Busano - rileva ancora il responsabile della Cgil del Canavese -. Un'altra questione grave riguarda 400 - 500 persone che hanno perso il lavoro in piccole officine artigiane che hanno cessato l'attività quasi in silenzio. Alcuni di questi lavoratori, si ritrovano persino a non poter contare sulla cassa integrazione. Sempre in maniera silenziosa, anche in aziende come la Sata e l'Omp vi è stata una riduzione di personale con il mancato rinnovo di contratti a termine ed interinali, figure professionali che difficilmente troveranno nuova occupazione. Vi è, poi, il dramma della Pininfarina di Bairo, ormai al terzo anno di cassa integrazione in deroga. In questo caso, ho l'impressione che se non sta nascendo una precisa volontà politica per trovare una soluzione, ma ci si trovi in presenza di una situazione davvero molto difficile che interessa anche lo stabilimento di San Giorgio».
Secondo Alfredo Ghella, difficilmente l'Alto Canavese, anche una volta superato questo periodo di crisi, potrà tornare ai livelli produttivi del 2007, in un contesto nel quale proprio le aziende, con le loro specificità, rappresentano davvero una sorta di presidio sociale a tutela del territorio. «E la crisi, profonda, tocca anche il settore edile, con più di 70 imprese che hanno cessato l'attività, e l'agricoltura, che dà ancora lavoro ad un migliaio di addetti - osserva, ancora, il sindacalista -. Vi è il problema di allevatori e contadini che si vedono corrispondere 30 centesimi per un litro di latte che il consumatore paga poi un euro e cinquanta. Se nel 2012 dovessero venir meno gli aiuti comunitari, la situazione anche in questo settore diventerebbe drammatica. Per quanto riguarda il commercio, infine, si sono persi 250 posti di lavoro con la chiusura di negozi al dettaglio e piccoli discount e la motivazione va ricercata, oltre che nella situazione di crisi generale, nell'eccessiva proliferazione della grande distribuzione».