«Adesso lasciateci seppellire Carlo»
PAVONE. Carlo Bertelle aveva compiuto trentasei anni il 15 gennaio. Una vita normale, una grande passione per le motociclette e un amore sconfinato per la piccola nipote. Una sola preoccupazione, negli ultimi mesi, aveva adombrato il suo sorriso: la possibilità di perdere il lavoro. Carlo Bertelle non c'è più. Sabato scorso si è tolto la vita nella sua abitazione di Pavone.
Ha aspettato che i genitori andassero via per impiccarsi legando la corda all'albero di ciliege accanto al garage. A loro e alla sorella Roberta non ha lasciato nessun biglietto di addio. Adesso, allo strazio per la morte del loro caro, per questa famiglia si aggiunge anche la sofferenza dettata dai tempi lunghi della burocrazia. «Vogliamo poter seppellire il nostro Carlo al più presto. Abbiamo anche dato l'assenso per il prelievo degli organi, ma la Procura della Repubblica si ostina a non dare il nulla osta per i funerali».
Da sei anni Carlo Bertelle era impiegato in una ditta della Valle d'Aosta, a Donnas. Lavorava all'ufficio vendite estere. Parlava perfettamente l'inglese, il tedesco e il francese. Una buona preparazione di base e un curriculum lavorativo di prestigio, che però non lo rassicuravano. Quelle voci, sempre più insistenti, di una possibile ristrutturazione aziendale, lo avevano incupito.
Ai colleghi, che lo descrivono «preciso e coscenzioso», aveva confidato la paura di perdere il lavoro. Ai genitori, ancora venerdi sera, a tavola, aveva parlato di queste voci sempre più insistenti che circolavano negli uffici della azienda.
«Era preoccupato, questo si, ma non sembrava una cosa che lo turbasse più di tanto - spiega la sorella, Roberta -. Ne avevamo parlato spesso in famiglia, commentando le notizie delle migliaia di cassaintegrati che ogni giorno si sentono in televisione. Carlo aveva espresso il timore di finire disoccupato; un timore che oggi hanno un po' tutti».
La mamma, Ivonne Baramasco, madrina di battesimo del sindaco Maria Aprile, non si dà pace. «I colleghi di Carlo mi hanno assicurato che il suo ufficio non sarebbe stato toccato da questa possibile ristrutturazione e anche i suoi capi mi hanno spiegato che le sue competenze erano giudicate importanti per l'azienda. Non so cosa possa essere successo nella sua mente. E' come se fosse andata in tilt».
Venerdi sera, Carlo Bertelle ha saluto il suo collega di scrivania come se nulla fosse. «Ci vediamo lunedi mattina. Buon fine settimana». Tornato nella sua abitazione di via Trento 85, ha cenato con suoi genitori ed è andato a letto. Sabato mattina è uscito di casa per andare a pagare il bollo della motocicletta e per sbrigare piccole faccende.
«Poi abbiamo pranzato insieme come facevamo tutti i sabati e le domeniche - racconta ancora la mamma Ivonne -. A tavola non ha detto nulla di insolito; si è comportato come sempre. Anzi, abbiamo anche progettato insieme quando fare i lavori di tinteggiatura della recinzione di casa».
A scoprire la tragedia è stato il padre. Insieme ad un vicino di casa è riuscito a liberare il figlio dalla morsa della corda. «Quando lo hanno soccorso - racconta ancora la sorella - respirava a fatica. Giunti al pronto soccorso le sue condizioni erano davvero disperate».
L'uomo è morto il lunedi successivo. I suoi familiari hanno dato l'assenso al prelievo degli organi. «Carlo avrebbe voluto cosi - dice con un filo di voce la madre -. Era un ragazzo per bene e generoso. Adesso, però, voglio poterlo seppellire e piangere sulla sua tomba. Non capisco perchè questo strazio deve prolungarsi per giorni e giorni per colpa della burocrazia. Mi dicono che è li, nella camera mortuaria dell'ospedale, e a nessuno di noi è consentito di vederlo. Cosa aspettano a mettere una firma e un timbro su un documento? Carlo si è tolto la vita e non c'è nulla su cui indagare».
Roberta, la sorella, vuole aggiungere ancora un ricordo personale. «Non so cosa lo abbia spinto a compiere questo gesto, se la paura di perdere il lavoro o qualche altro problema di cui ci aveva tenuto all'oscuro. Ma noi Carlo vogliamo ricordarlo in sella alla sua motocicletta felice e spensierato. Vogliamo ricordarlo sorridente nei suoi viaggi al Mugello, quando andava a vedere i suoi idoli: Max Biaggi e Valentino Rossi».
Vincenzo Iorio(Ha collaborato Franco Farnè)