"Tuteliamo la festa di Sant'Antonio"
COLLERETTO GIACOSA.«Da quattro anni non abbiamo il priore per la celebrazione della festa dedicata a Sant'Antonio Abate, protettore degli animali e preservatore dei pericoli dell'incendio». Parola di Luca Berolatti, chef del ristorante 'Del Monte", che, professione a parte, è legato a doppio filo ad usi e costumi del mondo rurale per appartenenza familiare: «Abbiamo avuto una sola adesione alla richiesta di indossare i panni del priore ed è stata quella di un conoscente della provincia di Asti. E lo farà l'anno prossimo». La manifestazione del 2010, invece, domenica 17 gennaio è trascorsa senza alcun volenteroso personaggio a rappresentarne la tradizione. Ma perché questo 'fuggi fuggi" da un impegno che cosi gravoso non sembra essere? Da un incarico come quello del priore che, è bene sottolinearlo, non comporta neppure un eccesso di coinvolgimento né in termini di tempo libero né in termini economici? Certo bisogna conteggiare una cifra, comunque limitata, per pranzo e dolci da offrire nel corso della celebrazione della festività. «Ma - fa sapere, Berolatti - quello non può essere considerato seriamente un problema ed un contributo possiamo darlo tutti. Se continueremo di questo passo, invece, questa celebrazione verrà perduta per sempre». Insomma quella che dovrebbe essere, a buon diritto, una giornata nel segno della devozione e degli antichi riti contadini, non sembra più essere molto sentita nè compresa nel suo significato più profondo. «Peccato anche perché - spiega Berolatti - se la festività di Sant'Antonio Abate dovesse essere comunque celebrata, ma snaturata nel suo significato più antico e profondo, riferito alla cultura contadina, sarebbe una perdita irrecuperabile per la memoria storica del nostro paese». Se le cose stanno cosi allora il problema vero è, forse, quello di cominciare ad attivarsi per proteggere, oltre che le eccellenze locali materiali, il buon bere ed il buon mangiare già universalmente apprezzato ed elogiato, anche i prodotti più immateriali che ci appartengono. Risaliva a pochi anni fa, al 2003, la convenzione dell'Unesco sulla doverosa tutela del 'Patrimonio immateriale dell'umanità". Un documento che, con estrema lungimiranza, già sette anni fa invitava le comunità locali a proteggere 'le pratiche, le rappresentazioni, le conoscenze ed i saperi".