I sindaci: «Pensiamo all'aggregazione dei piccoli Comuni»
IVREA.Nel 2009 Ivrea perde circa 150 residenti. «I dati non sono definitivi perché li stiamo elaborando proprio in questi giorni - afferma Gilberto Guerriero,responsabile degli uffici demografici - ma il calo è evidente dopo l'aumento registrato negli ultimi anni, grazie all'arrivo di molti stranieri, in particolare di romeni. Nel 2007, con l'entrata della Romania nell'Unione Europea, un gran numero di loro si è regolarizzato e non pochi hanno cercato casa fuori dalla nostra città». Nel 2008 si contavano 24 mila 409 residenti che sono scesi, l'anno scorso, a 24 mila 250. Per i sindaci dei Comuni più grandi del Canavese, Ivrea sta vivendo un periodo storico che la vede non solo in crisi ma forse anche incapace di individuare quelle strategie che la risollevino. E un elemento su cui i primi cittadini propongono di puntare è l'aggregazione dei comuni.
Fabrizio Bertot,sindaco di Rivarolo, ritiene che la sua città abbia diverse caratteristiche in comune con Ivrea, prima fra tutte quella di essere al centro di un territorio con piccoli Comuni che fanno riferimento ai servizi che l'agglomerato urbano offre. «Le scelte urbanistiche sono un elemento importante per lo sviluppo di un Comune. Ma una singola amministrazione può anche ritenere che l'espansione non sia un elemento qualificante. Ad esempio, nella mia zona, Salassa e Oglianico sono diventati paesi di residenza di diverse persone che hanno acquistato un'abitazione. E Rivarolo per ora non risente per questo tipo di opzione».
«L'evoluzione demografica di un Comune - prosegue Bertot - è certo importante ma il suo regresso non sempre deve essere considerato negativo. Sono convinto però che la fusione fra piccoli Comuni, e questi con i più grandi, sia una riforma assolutamente da fare. L'iniziativa deve partire dal Governo centrale e non dalle singole amministrazione. Nell'aggregazione dei tanti piccoli Comuni, (fenomeno questo che si registra soltanto nel Nord Italia), io vedo molteplici vantaggi perché si amplierebbero i servizi su tutti i fronti».
Prosegue Bertot: «Porto l'esempio dell'ufficio tecnico. Poter disporre di maggior personale, costituito da geometri, ingegneri, architetti, che progettano su un territorio piuttosto ampio, è certamente meglio che avere un geometra, occupato su un'area di competenza molto limitata. Diversi Comuni già collaborano in questo senso ma non basta. Il tutto va istituzionalizzato».
«L'altro esempio - dice ancora Bertot - è quello della gestione delle acque. Proprio a causa della nostra frammentazione abbiamo regalato alla Smat e al Comune di Torino la gestione di quell'elemento vitale che è l'acqua. E in futuro c'è il rischio che capiti pure per i rifiuti e per altri servizi ancora. Comuni più grandi e forti servono alla rinascita del nostro Canavese».
Per Savino Beiletti,sindaco di Strambino, con popolazione in aumento, non è semplice compiere un'analisi obiettiva dei dati demografici. Per lui però se la città di Ivrea registra un calo di residenti ma non l'area attorno, ciò significa che la città oggi ha perso quegli elementi che la rendono 'appetibile ed abitabile". «Strambino offre molti servizi, dalle scuole alla sanità - afferma Beiletti -. I prezzi, in generale, sono più bassi di Ivrea, compresi quelli degli affitti e dei terreni. Come Comune siamo stati molto attenti all'edificabilità e diverse aree sono state acquistate per la costruzione di alloggi. Chi viene a lavorare a Strambino spesso compra una casa proprio perché il Comune dispone di tanti servizi. Certo, la crisi incide ed è importante l'unione dei Comuni. L'abbiamo verificato di recente quando è stato istituito il Tavolo di crisi, costituito da diversi soggetti a partire proprio dai Comuni. Oggi il singolo ente locale non può più pensare a se stesso ma deve aprirsi e unirsi ad altri, fare sistema per reperire finanziamenti e progettare, tenendo conto di un'ampia comunità».
Per Fausto Francisca,sindaco di Borgofranco (che aumentai residenti): «Non c'è lavoro. E questo incide su tutto. I giovani diplomati e laureati se ne vanno a Torino, a Milano e all'estero. E' questo un dato negativo perchè il nostro territorio si impoverisce ancora di più, privandosi forzatamente delle intelligenze, che potrebbero contribuire a risollevarlo. Non sarebbe negativo puntare su una grande città frutto dell'aggregazione magari di Banchette, Cascinette, Pavone, Samone con Ivrea». (g.a.)