La ricerca del bene comune: una sfida possibile
Segue dalla prima pagina ti dai limiti che il creato porta in sé e che ci ricordano i limiti di noi tutti. Nel tradizionale scambio di auguri che ha avuto con i suoi collaboratori Benedetto XVI ha voluto poi esprimere un richiamo particolare per coloro che sono stati chiamati ad essere pastori: non possono essere di parte, non solo perché sono pastori di tutti ma anche perché devono coltivare in tutta la comunità di cui si occupano proprio quell'orizzonte universale che Gesù ha portato e che, almeno per i credenti, va oltre gli stessi confini spazio temporali della vita umana. Messaggio universale non vuol dire generico. Significa piuttosto riconoscere i fondamenti che sono comuni e necessari per la vita di ciascuno di noi; riconoscere i valori comuni e condivisi che hanno fatto crescere la nostra cultura, il nostro Paese, la nostra storia, nella diversità di scelte e di appartenenze.
Manca un anno al 150º dell'unità d'Italia: giusto in tempo per ricordarci dei motivi profondi che hanno spinto le popolazioni della Penisola a volere, 150 anni fa, uno stato unitario, perché la coscienza nazionale era cresciuta già molto tempo prima. Negli ultimi 50 anni è cresciuta anche la coscienza europea, che ci ha preparati, almeno in parte, a vivere nel mondo globalizzato. Certo, in questo modo la ricerca del bene comune è una sfida sempre nuova e sempre più ardua, ma la storia che abbiamo vissuto ci suggerisce che si tratta di una sfida possibile.
Da parte sua, il Natale di Gesù, spogliato per un momento di tutte le tradizioni sovrapposte e ricondotto alla sua nuda essenzialità storica, ci indica un punto di partenza capace di animare e dare respiro universale a nuove situazioni e nuove culture, perché l'umiltà e la povertà del presepio non fanno ombra a nessuno e ci ricordano che la volontà di voler prevalere a scapito di qualcun altro rende illusorio anche il progetto più promettente.