La procura: ‘Fuori casa per un'ora'
IVREA. All'indomani della tragedia, quell'iscrizione nel registro degli indagati sembrava una pura formalità. ‘Un atto dovuto', dicevano gli inquirenti, usando una formula di rito. A cinque mesi dalla disgrazia, le indagini sulla morte del piccolo Gabriele Maneia, volato giù dal balcone della sua cameretta, sono ormai concluse. A breve, la Procura deciderà se chiedere o meno il rinvio a giudizio.
Liliana Santos Ferrera, 31 anni, è indagata per abbandono di minori con due aggravanti. La prima: dall'abbandono è derivata la morte del piccolo. La seconda: a lasciare solo il minore è stato uno dei genitori. La donna, se il gip dovesse decidere di rinviarla a giudizio, rischia una condanna fino ad otto anni di carcere. A pesare sulla sua posizione, è la ricostruzione fatta dagli investigatori di quello che è accaduto l'8 luglio scorso. Sin dall'inizio è apparso chiaro che, al momento della disgrazia, Gabriele era solo nella sua stanza. Dormiva, aveva detto la mamma ai carabinieri. Lei, per non svegliarlo, era uscita di casa per comprare il pane a pochi metri da corso Massimo D'Azeglio 54. In molti, commercianti e vicini di casa, quella mattina l'avevano vista.
Una manciata di minuti, aveva spiegato lei. Un lasso di tempo in cui il bimbo si era svegliato e, non trovando in casa la mamma, era uscito fuori al balcone dalla finestra della sua camera. Qui era salito su una delle sedie accostate alla ringhiera. Un attimo e Gabriele aveva perso l'equilibrio cadendo nel vuoto. Ma a distanza di cinque mesi, ascoltando diverse testimonianze, gli investigatori sarebbero arrivati a tutt'altra conclusione. La donna - è quanto sostiene la Procura - si sarebbe assentata da casa oltre un'ora e non pochi minuti. Il bimbo era caduto proprio nell'attimo in cui Liliana Santos Ferrera stava risalendo a casa con l'ascensore.
Rientrata nell'appartamento, infatti, la donna aveva sentito le urla provenire dalla strada.
Difesa dall'avvocato Pio Coda, Liliana Santos Ferrera è una donna distrutta dal dolore e dal rimorso. Accanto a lei c'è il marito, Alexander Maneia. La donna, nei giorni scorsi, ha ricevuto l'avviso di conclusione delle indagini. Subito dopo le feste natalizie, il magistrato titolare delle indagini, il procuratore capo Elena Daloiso, deciderà se chiedere al Gip (giudice delle indagini preliminari) il rinvio a giudizio.
«Attendiamo di poter esaminare gli atti delle indagini - è il commento dell'avvocato Coda -. A quel punto, decideremo se affrontare il dibattimento o richiedere riti alternativi. E' una scelta da fare con calma, insieme all'indagata e solo dopo aver studiato le carte».