Dal Giappone a Torino passando per Ivrea
Ivrea ha sempre avuto un rapporto privilegiato con storia, arte e cultura del Giappone. Basta pensare a un personaggio come Pier Ferdinando Garda, che ha donato alla città la preziosa collezione di oggetti di arte orientale conservata nel museo che porta il suo nome. E poi i rapporti (e la concorrenza) di una grande azienda come Olivetti con i giganti del Sol Levante. Nel campo cinematografico, quando nel 1968 l'azienda di Ivrea ha voluto ricordare i cento anni di nascita del suo fondatore, Camillo Olivetti, commissionò al maestro giapponese Kon Ichikawa il bellissimo cortometraggio Kyoto, affettuoso ritratto di usi e costumi di questa antica capitale, proiettato in anteprima al Teatro Giacosa, alla presenza dell'allora ministro dell'Industria, Giulio Andreotti.
Nel frattempo il Cineclub, nei suoi quasi cinquant'anni di attività, ha presentato a Ivrea circa trenta pellicole di questa nazione. Tra le quali alcune del più importante regista della 'nouvelle vague" nipponica, Nagisa Oshima, che ora il Torino Film Festival ha omaggiato con la più completa rassegna retrospettiva mai presentata, dove figurava anche quella che viene considerata il suo capolavoro, La cerimonia(1971), che è un po' la summa della sua poetica e dove sono presenti i temi preferiti: la riflessione sulla storia e la politica del dopoguerra attraverso una famiglia che s'intreccia coi tipici rituali tradizionali (nascite, matrimoni, funerali) di generazioni diverse, fino alle trasgressioni e contestazioni esplose, come in Occidente, proprio nel 1968.
Vincitore del festival, diretto quest'anno da Gianni Amelio (che ha sostituito con successo Nanni Moretti), per la prima volta dopo 27 edizioni, è stato un regista italiano, Pietro Marcello, con La bocca del lupo, un originale docu-fiction, che ha ottenuto anche il premio della critica internazionale. Si tratta un mediometraggio di poco più di un'ora, ambientato a Genova, che narra una struggente love-story, realmente vissuta dai protagonisti del film: Enzo, ex detenuto, immigrato da giovane nel capoluogo ligure, e Mary, una trans da lui conosciuta in carcere. La giuria del pubblico ha invece premiato Medaglia al valore, del rumeno Clin Netzer: racconta la vita di una coppia di pensionati che rimane sconvolta quando il marito riceve dal governo (per un errore di omonimia) una medaglia al valor militare.