Agostino ed Ezio, si cerca la verità
IVREA.Agostino Fuoco lo hanno sepolto martedi pomeriggio, due settimane dopo la morte. Quindici giorni nell'istituto di medicina legale, in attesa del nulla osta del magistrato che indaga per omicidio colposo. Perchè la morte di Fuoco resta ancora un mistero, al di là delle cause del decesso sulle quali l'esame autoptico dovrà fare chiarezza. Come resta avvolta nel mistero l'identità del corpo ritrovato, sabato pomeriggio, sul greto della Dora Baltea, a Borgomasino. C'è l'ipotesi che possa trattarsi di Ezio Lanzarone, l'uomo di 51 anni scomparso nel luglio scorso da Moncrivello (Vc), ma manca la conferma.
Sul caso della morte di Fuoco, la magistratura ha delegato le indagini allo Spresal, il servizio prevenzione degli infortuni sul lavoro dell'Asl To4. Il sospetto, che però non ha ancora trovato riscontri oggettivi, è che quel giorno Agostino Fuoco stesse lavorando all'interno di un cantiere. Più precisamente, all'interno dell'abitazione dell'assessore alle Opere pubbliche di Pavone Gianfranco Quilico, sottoposta proprio in quei giorni a lavori di ristrutturazione. Fuoco, infatti, è morto proprio ad una manciata di metri dal quel cantiere, oggi chiuso. E c'è di più: da alcune testimonianze raccolte si sa che Fuoco viveva di lavoretti saltuari proprio nel difficile settore dell'edilizia. Era cosi anche quel giorno?
Il referto dell'autopsia sarà pronto solo tra sessanta giorni. Ad eseguire l'esame, per conto della procura della Repubblica, è stato il professor Marcello Antonio Argiolas. La difesa di Daniel Barletta, titolare dell'azienda che stava effettuando i lavori di ristrutturazione nella casa dell'assessore, ha nominato come consulente Antonio Petrachi. Secondo alcune indiscrezioni, dall'esame autoptico non sarebbe emerso nulla di anomalo. Insomma, Fuoco potrebbe essere morto anche per un malore. Sul suo corpo, come già riscontrato il giorno della disgrazia, non c'erano segni di violenza. Ma resta da stabilire - e non è una cosa di poco conto - se Fuoco si sia sentito male mentre lavorava in quel cantiere.
«Vogliamo solo la verità - dicono in coro le sorelle e i fratelli di Agostino -. Attendiamo che l'autorità giudiziaria ci dica come è morto. Altro non ci interessa».
Da Pavone a Borgomasino, dove ancora non è stato possibile dare un nome ai resti ritrovati sul greto della Dora da un contadino sabato pomeriggio. L'ipotesi più accreditata è che si tratti di Ezio Lanzarone, 51 anni, scomparso il 23 luglio da una casa di cura di Moncrivello. I frammenti di stoffa dei pantaloni sembrano di colore grigio, come quelli che indossava Lanzarone al momento della scomparsa, ma solo il Dna potrà chiarire ogni dubbio.
Il fratello di Ezio, Sergio Lanzarone, però, in questi giorni, è in Paraguay e ancora non sa del ritrovamento di un corpo. Per mesi, ogni fine settimana, con amici e i volontari dell'associazione Penelope ha girato in lungo e in largo il Canavese affiggendo volantini e chiedendo informazioni. Alcune segnalazioni arrivate da Chivasso, Castellamonte e Vestignè l'avevano fatto ben sperare.