‘Ho protestato, ma inutilmente'

IVREA. E' stata fermata davanti a decine di clienti come fosse già stata condannata per furto. Poche parole, modi bruschi. Portata in una stanza in fondo ad un grande corridoio. Ci mancava solo che la perquisissero. Il tutto perchè l'uomo addetto alla sicurezza non è riuscito, in un primo momento, a leggere con attenzione lo scontrino fiscale dove, in maniera palese, c'era la prova che quel prodotto alimentare la cliente lo aveva acquistato regolarmente. L'increscioso episodio è avvenuto in un centro commerciale della città.
Sono le dieci di sabato scorso e una donna sulla sessantina si reca a fare la spesa per la sua famiglia. Il carrello, come spesso succede, viene riempito fino all'inverosimile. Alla cassa il conto da pagare è di trecento euro. Messa nelle buste la merce, la donna viene fermata da un vigilantes. L'uomo dice che c'è qualcosa che non va. «Mi faccia vedere lo scontrino». Pochi secondi e aggiunge: «Vede, qui manca l'integratore alimentare. Mi segua in ufficio». Inutile dire: «Deve esserci un errore. Io ho pagato tutto quello che ho messo nelle buste. Sono una persona perbene».
«A quel punto - racconta la donna in una lunga lettera, inviata anche alla Federconsumatori - un secondo individuo afferma che il mio comportamento tra gli scaffali è stato giudicato sospetto dalla registrazione del video. Insomma, secondo loro avevo effettuato strani movimenti tra gli scaffali degli integratori. Ho protestato, ho spiegato che avevo semplicemente preso l'integratore per riporlo nel carrello. A quel punto, però, mi sono sentita dire, in modo scortese 'e allora dov'è questo integratore?"».
E' stato solo allora che uno dei due vigilantes, guardando meglio lo scontrino, si è accorto che quel prodotto era stato regolarmente pagato. «Chiarito il contenzioso - prosegue la donna nel suo racconto - mi aspettavo almeno delle scuse e, invece, mi sono sentita dire con freddezza che potevo andare via perchè era tutto a posto e che dovevo avere pazienza, perchè loro avevano solo svolto il proprio lavoro».
A quel punto, la donna lascia il centro commerciale e torna a casa. Ma qualche ora dopo, ci ripensa e torna da quei vigilantes. «Volevo capire quale tipo di stranezza avessero avuto i miei movimenti tra gli scaffali, per quale ragione una donna debba ricevere un controllo cosi scortese - aggiunge -. Forse perchè sono di mezz'età e piccola di statura? Ma soprattutto, volevo informazioni sull'iter delle registrazioni».
Alla donna non viene data nessuna riposta e viene ribadito che il suo comportamento è stato strano. «Ho precisato che mi ero sentita offesa e che il trattamento ricevuto era stato ingiusto perchè era stata dimostrata la mia onestà». La donna chiede di parlare con il direttore, ma le viene detto che non c'è. Non le resta altro da fare che tornare a casa.
Raggiunto telefonicamente, il direttore del centro commerciale in questione si dice sorpreso di quanto accaduto. «Se le cose sono andate cosi come le racconta la cliente, si tratta di un episodio grave e increscioso. Sono davvero rammaricato. Qualcuno ha mancato di sensibilità e cercherò di ricostruire, con meticolosità, come sono andate le cose. Presenterò personalmente le scuse alla signora, augurandomi che voglia continuare ad essere una nostra affezionata cliente». (vi.io.)