Pininfarina preoccupa il territorio

SAN GIORGIO.«La questione Pininfarina riguarda il territorio. E vorremmo che sul territorio se ne parlasse». Federico Bellono, responsabile Fiom in Canavese, non vuole dimenticare gli stabilimenti locali della storica carrozzeria. Lo fa all'inizio di un periodo relativamente lungo di cassa integrazione. Come è noto, sono mesi che i lavoratori alternano periodi di cassa integrazione ad altri di operatività per esaurire gli ordini legati, appunto, agli stabilimenti di San Giorgio e Bairo. Stabilimenti significativi per dimensioni: duecento addetti sono infatti occupati a San Giorgio, quattrocentocinquanta a Bairo. Pininfarina stessa, dopo la morte di Andrea, sta compiendo un percorso complesso, fatto di accordi internazionali e di aumenti di capitale per uscire anche da una complessa crisi finanziaria.
E, come è noto, c'è una preoccupazione diffusa di fondo tra i lavoratori per le prospettive future. Bellono fa proprie della sua organizzazione questa preoccupazione che si raccoglie negli stabilimenti: «Noi crediamo nell'auto elettrica, ma con quella sola produzione è moldo difficile immaginare una saturazione della forza lavoro. Anzi». Senza contare che l'auto elettrica dovrebbe entrare in produzione nel 2011; attualmente, in Francia, Bollorè sta testando le batterie. «Ma gli altri modelli che oggi si stanno producendo a San Giorgio e Bairo - aggiunge Bellono - sono ad esaurimento e, al momento, non si ha notizia dell'ingresso di altre auto».
Ed è evidente che, per avviare nuove produzioni di modelli, sono necessari tempi tecnici di adeguamento degli stabilimenti. Anche questi sono percorsi che non si concretizzano da un giorno all'altro, ma necessitano di programmazione.
Oltre ai poli produttivi di San Giorgio e Bairo, Pininfarina conta sullo stabilimento di Grugliasco e sul Centro Stile di Cambiano. In quest'ottica più generale, e analizzando la situazione in un contesto piemontese, la Fiom evidenzia inoltre il rischio che non ci siano a breve altri modelli al di fuori del progetto dell'auto elettrica da produrre.
Non si possono inoltre non ricordare le vicende della Bertone, azienda storica e similare, per capacità produttiva, a Pininfarina, oggi approdata sotto il cappello Fiat. Fiat che, per ovvie ragioni, potrebbe appunto utilizzare le competenze della Bertone per eventuali nuovi modelli da produrre a breve.
«Noi - sottolinea Bellono - non vogliamo certamente fare provocazioni, ma è importante che il caso Pininfarina si affronti con iniziative pubbliche e insieme con le istituzioni».
Rita Cola