Giovanissimi "storditi" dall'alcol
IVREA. Per loro non ci sono ferie. Così, come sempre anche in questi giorni che invitano a lasciare le città, dai tre Sert del territorio canavesano gli operatori rispondono gentilmente al telefono. Forniscono le informazioni richieste su orari ed aperture, poi, con delicatezza invitano l'interlocutore a segnalare il proprio eventuale problema consigliandolo di prendere un appuntamento.
Un approccio senza dubbio adatto alle delicate problematiche che il Sert si trova quotidianamente ad affrontare legate all'uso di sostanze stupefacenti e di alcool, in aumento anche tra i giovanissimi. Ampio è il territorio di riferimento del Sert, il servizio che, all'interno della grande Asl To/4, affronta le problematiche legate alle dipendenze da sostanze psicotrope, spesso lavorando in sinergia con i servizi sociali e pschiatrici, in modo da interagire ed individuare, quando si rende necessario, un percorso comune per lo specifico caso che ci si trova ad affrontare.
In più occasioni è proprio il Sert ad aprirsi direttamente al territorio, attraverso l'organizzazione di iniziative finalizzate ad una campagna di sensibilizzazione nelle scuole, nelle discoteche, e durante vari eventi ritenuti ‘a rischio' sia per il consumo di droga che di alcool.
E' il caso, ad esempio, del progetto "L'invisibile elefante" che, dal 2000, con un graduale ampliamento della rete di collaboratori sul territorio, affronta anche il problema dell'abuso di alcool, un altro fenomeno assai diffuso anche tra i giovanissimi del Canavese, alla perenne ricerca di uno stordimento, e della cui gravità soltanto ora si comincia ad avere la reale percezione.
Nasce soltanto l'anno scorso il progetto "SommerAgibile" che, in un arco così breve ha comportato un totale di 32 interventi davanti alle discoteche e nei luoghi del divertimento. «E' nostra convinzione - sottolinea Daniele Andreatta,responsabile del progetto - che sia sempre più necessario pensare ed agire in termini di ‘prevenzione'. L'adolescente di oggi, contrariamente a quello che si pensa, è fragile, preoccupato per il suo aspetto fisico, per il futuro, per la depressione di cui si sente preda. La scelta di far uso di alcool e droga è dettata più da un desiderio d'inclusione che d'esclusione sociale, mentre i riti del consumo sono strettamente connessi ai riti e ai costumi del divertimento».
Ma che cosa può fare un genitore quando si accorge che suo figlio fa uso di sostanze stupefacenti, oppure si ubriaca? Giriamo l'interrogativo a Carlo Zarmati,direttore del Sert di Ivrea. «La prima fase, la più importante, è quella dell'aggancio per creare con il ragazzo, che si trova in una fase di confusione, e con il genitore che l'accompagna, un rapporto di fiducia e quindi di collaborazione. Si passa quindi ad un lavoro mirato alla prevenzione, seguito da una terza fase di accompagnamento e di monitoraggio sia sotto il profilo medico che psicologico. Una fase che avviene in sinergia con i servizi sociali».
«Quello che conta - precisa la dottoressa Del Sedime -è di non appiattirsi solo sulla sostanza assunta, che non riassume la storia del ragazzo. Per questo non si fanno progetti definitivi, e non ci si può aspettare dei risultati immediati, come a volte pretendono i genitori. Il nostro lavoro d'equipe viene costruito sulle varie situazioni e viene affrontato con delle periodicità».
Guardando i dati al Sert di Ivrea emerge la preoccupazione per l'aumento della dipendenza da alcool tra i giovanissimi, ragazze comprese. Il fenomeno della tossicodipendenza invece interessa soprattutto la fascia di età compresa tra i trenta ed i quarant'anni. Nel 2008 gli utenti in carico al servizio sono stati 1314, di cui 872 con dipendenze da varie sostanze stupefacenti (cocaina soprattutto) e 442 da alcool: un quinto di questi sono adolescenti. Si registra infine una crescita di trecento casi rispetto al 2007. (l.m.)