"Noi, pronti a disobbedire"
IVREA. La raccolta firme, nonostante le ferie, ha raggiunto le quattrocentocinquanta adesioni. Persone che vivono e operano sul territorio che si sono rese disponibili a 'disobbedire" e a continuare a difendere gli immigrati onesti a prescindere dalla loro 'regolarità" sul territorio nazionale.
Il decreto sicurezza che ha tenuto banco nel dibattito politico nelle scorse settimane è legge ed entrerà in vigore l'8 agosto, sabato prossimo.
E le complicazioni, anche a livello locale, non mancheranno. L'introduzione del reato di clandestinità con la celebrazione, quindi, del processo davanti ai giudici di pace e l'istruttoria a cura della polizia giudiziaria sposterà, di fatto, in settembre i primi procedimenti, ma tutti gli uffici stanno cercando di studiare le norme a fondo e attrezzarsi.
Facilissimo, infatti, diventerà per un immigrato regolare, scendere la china e diventare 'irregolare". Di fatto basta perdere il lavoro (a quanti è successo in questo anno di crisi?) e non trovarne un altro (ovviamente non in nero) entro sei mesi. Per gli 'irregolari", la vita sarà durissima. Sono tantissimi, infatti, quelli che (almeno in teoria) avrebbero l'obbligo di denunciarli, dai medici ai dirigenti scolastici. Una vita che diventerebbe subito 'invisibile", senza neanche la possibilità di denunciare la nascita di un figlio allo stato civile.
E allora? «La Casa delle Culture - dice Armando Michelizza - si sta attrezzando cercando di mettere in rete il più possibile le informazioni. Stiamo cercando, compatibilmente con il periodo estivo, di acquisire informazioni e consulenze legali e pratiche per dare sostegno ed elementi per un'azione di tutela che possa essere messa in atto da persone 'normali", per difendersi e difendere». Michelizza stesso ammette che lo 'sportello virtuale" non sarà una rarità «ma forse, in certi casi - sottolinea - può essere più facilmente accessibile rispetto a quelli istituzionali».
Già, la diffidenza e l'accessibilità. «Abbiamo parlato con diversi immigrati - dice Michelizza - e non c'è dubbio che certi provvedimenti generino la paura a rivolgersi alle strutture. Lo possiamo constatare quotidianamente».
Da tempo, sul territorio, sono stati attivati sportelli che forniscono informazioni a migranti e a chi, con i migranti, si relaziona. E continueranno a farlo. Da un punto di vista giuridico, è più semplice per il Centro migranti della Caritas (via Varmondo Arborio 18, mercoledi 8,30-12) e per gli sportelli gestiti dal Consorzio socio-assistenziale Cissac attraverso una cooperativa nei Comuni di Caluso e Strambino e aperti il mercoledi dalle 10 alle 12 (Caluso) e il venerdi dalle 10 alle 12 (Strambino), ma non durante il mese di agosto. Non essendo funzionari pubblici, il personale non ha l'obbligo di 'denunciare" i migranti irregolari. «Noi - sottolinea Elio Lepore, presidente del Cissac - ci poniamo come punto di riferimento proprio per far uscire le persone dall'irregolarità, accompagnarle nel percorso burocratico».
Più complesso è il discorso per i dipendenti pubblici, che, come tali, hanno l'obbligo di far rispettare in toto le leggi. Ma neanche allo sportello stranieri del Comune di Ivrea saranno chiesti i documenti per fornire informazioni. E poi si apre il capitolo sull'obiezione di coscienza.
Rita Cola