Nessuna targa per la Decima Mas

OZEGNA.Le ferite della lotta per la Liberazione dal nazi-fascismo in alcuni Comuni canavesani non sono ancora rimarginate. Una dimostrazione tangibile arriva da Ozegna dove si è già innescata una polemica prim'ancora che l'oggetto della stessa fosse ben visibile.
Una lettera, infatti, starebbe per arrivare sulla scrivania del sindaco, Ivo Chiarabaglio, da parte del presidente della Federazione Torinese Combattenti nella Repubblica Sociale, Diego Michelini. Questi, avrebbe intenzione di chiedere al primo cittadino del piccolo centro canavesano di apporre, sulle mura del paese, una targa per commemorare gli undici appartenenti alla Decima Mas uccisi dai partigiani guidati da 'Piero Piero" durante uno scontro avvenuto l'8 luglio 1944, in piazza Umberto I.
Un episodio che pochi cittadini ricordano. «Sono passati 65 anni - racconta un anziano di Ozegna -. Molti di quelli che erano presenti sono morti, oppure hanno rimosso la vicenda dalla loro memoria». E Ivo Chiarabaglio osserva come anche gli storici abbiano fornito versioni contrastanti sull'episodio. «Preferisco non riaprire una pagina che ritengo ormai chiusa» dice.
I nomi dei ‘Martiri per la Libertà', nella lotta di Liberazione al nazi-fascismo, sono invece scolpiti in una lapide affissa all'ingresso del Municipio di Ozegna. Si tratta dei fratelli partigiani Attilio e Ferdinando Berra (a cui è stata dedicata una via del paese); del guardiamarina Enzo Ruspino e di Zeo Marlo, dispersi in guerra; di Stefano Ruspino, deceduto nel 1948 in seguito ad una malattia contratta in guerra; ed ancora di Serafino Perotti, Antonio Davitto Bava e Giuseppe Castagna. I civili che hanno perso la vita sono Mario Bretto e Francesco Vittone.
Martiri, eroi, o più semplicemente persone qualunque che credevano, e hanno lottato per farlo, negli ideali di giustizia, libertà, democrazia. Pagando di persona. Come tanti, troppi.
Dario Ruffatto