Licenziato delegato Uil, oggi sciopero I colleghi scrivono ai vertici della cooperativa: «E' ingiusto»

IVREA. Venerdi 19 giugno sarà il suo ultimo giorno di lavoro. Licenziato ufficialmente perchè la crisi morde e le consegne sono in calo. Ma troppe cose non quadrano. A cominciare dal fatto che la lettera di licenziamento è arrivata dopo che la decina di lavoratori della cooperativa New Company si è iscritta al sindacato. E, guarda caso, il lavoratore licenziato è uno dei due delegati sindacali.
Tessera della Uil in tasca, e, per sua stessa ammissione, mica per fare il rivoluzionario. L'iscrizione al sindacato, in marzo, è stata per avere servizi e tutela in una situazione che, mese dopo mese, tende a non chiarirsi. Qualche esempio?
«Tanto per cominciare — dice il funzionario Uil Domenico Raschellà — non è stata ancora pagata la tredicesima. Da gennaio, inoltre, avrebbe dovuto essere pagato l'aumento del rinnovo contrattuale (il gruppo è assunto dalla cooperativa con il contratto multiservizi, ndr) e non è stato fatto. Ma c'è di più: i lavoratori, per avere lo stipendio, hanno dovuto minacciare lo sciopero e fermarsi».
Ciliegina sulla torta, è arrivata al delegato sindacale la lettera di licenziamento. I colleghi, nei giorni scorsi, hanno scritto un'accorata lettera ai vertici della cooperativa dove spiegano la loro posizione che, in breve, si può riassumere con il biasimo per il licenziamento, la richiesta di rivedere la decisione e, naturalmente, la richiesta di provvedere con puntualità nei pagamenti. Gli stipendi si aggirano, in media, sui milleduecento euro al mese e quei soldi servono per tirare avanti.
Siccome l'arte della mediazione, finora, non ha avuto successo, il gruppo di lavoratori, nonostante sia esiguo, ha deciso di passare all'azione. E questa mattina, lunedi, alle 8 sarà si in via Ivrea 52 a Montalto Dora, sede della 'Ivrea Express", che si occupa delle consegne per conto di Gls, ma se il licenziamento del collega delegato sindacale non sarà ritirato e la situazione non sarà chiarita, i furgoncini carichi di pacchi da consegnare resteranno fermi. «Ad oltranza», giurano i lavoratori alla vigilia dello sciopero.
Neppure il funzionario sindacale Domenico Raschellà si tira indietro: «E' ovvio che se il licenziamento del delegato non sarà ritirato noi lo impugneremo davanti al giudice e presenteremo un ricorso nei confronti della cooperativa per comportamento antisindacale. Per noi non ci sono dubbi: il lavoratore è stato licenziato perchè delegato sindacale. Non ha mai avuto un richiamo, ma solo l'ardire di chiedere chiarimenti e puntualità nel pagamento degli stipendi che, fino a prova contraria, è un diritto dei lavoratori».
Lui, il delegato licenziato, ovviamente c'è rimasto malissimo. E' riconoscente al gruppo di colleghi che, in questi mesi difficili, non si è sottratto alla lotta e che, dopo aver scritto una lettera, questa mattina incrocerà le braccia per il suo posto di lavoro. Tra l'altro, un altro elemento che fa immaginare che proprio il delegato, per la sua attività sindacale, possa essere finito nel mirino, è dovuto all'ultimo pagamento dello stipendio. Il salario, dopo la fermata e l'attesa di un fax, da Vercelli, che annunciasse l'intenzione di pagare, è stato accreditato a tutti tranne che a lui. «In questi giorni — aggiunge Raschellà — abbiamo più volte cercato di parlare con i vertici della cooperativa. Abbiamo chiamato al telefono più volte, lasciato i recapiti, ma invano. Tre settimane fa, inoltre, è stata assunta un'altra persona. Il calo di lavoro usato come motivazione è assolutamente opinabile».
«Faccio le consegne dal febbraio 2008 — racconta il delegato che sta per cominciare, formalmente, la sua ultima settimana di lavoro — e, sinceramente, mi ritengo un buon lavoratore. Mica solo io. Tutto il nostro gruppo è composto da ottime persone e buoni lavoratori. Siamo affidabili e responsabili. Abbiamo voglia di fare. Il nostro lavoro, per noi, è importante: abbiamo le famiglie da mantenere, i progetti da realizzare...».
Rita Cola